ospedale-isili-lai-sel-e-mura-pd-rispondono-a-cappellacci-and-quot-solo-passerella-politica-and-quot

“Assistiamo sbigottiti all’agghiacciante dibattito che si sta scatenando sulle spoglie mortificate della sanità sarda”. Lo scrive in una nota il Comitato Sanità Bene Comune.

“Finalmente – si legge in una nota – dopo quasi un anno, i sardi conoscono l’opinione di un Governo nazionale sul Piano di Riordino della Rete Ospedaliera votato il 25 ottobre 2017 dal Consiglio Regionale: il verdetto è inequivocabile ed implacabile, e si pone sulla stessa scia ideologica di quanto enunciato dall’ex Ministra Lorenzin col DM70: una logica spietatamente parametrica che implica il disconoscimento della specificità sarda, in termini di tempi di percorrenza, orografia, distanze chilometriche, isolamento geografico, depressione economica e viabilità. Suscita ilarità e rabbia la reazione della Giunta Pigliaru, la quale, per suo conto, dopo aver preso in giro i territori per un anno, adesso vorrebbe incitare i sardi a ribellarsi contro il Governo di Roma, reo di voler “chiudere i piccoli ospedali di sede disagiata”. A chiarire meglio le intenzioni della Giunta Pigliaru interviene il recentissimo documento sulla nuova “Rete Chirurgica della Regione Sardegna”, che “riorganizza” il servizio e assegna i mandati di attività”.

“Il declassamento degli Ospedali di zona disagiata – continua il comunicato – è mortificante e rovinoso: in questi ospedali non verranno più gestite chirurgicamente le urgenze, solo in alcuni sono previste prestazioni chirurgiche non oncologiche con possibilità di ricovero, mentre ad Isili, Sorgono e La Maddalena, de facto, si potranno erogare solo prestazioni chirurgiche di bassa intensità. Tradotto: per un’ernia strozzata, una peritonite acuta, una colicisti o un’appendicite acuta i pazienti di questi territori saranno costretti a migrare altrove, con ampio aumento di costi, disagi e attesa. Tutto questo nonostante il Consiglio Regionale promise la “possibilità di gestire le urgenze in loco” attraverso una “equipe chirurgica attiva 24 su 24” e con un “modulo di ricovero chirurgico”. La maschera, che il nostro Comitato fu già allora abile ad individuare (parlammo all’epoca di deroghe truffa!), cade oggi inesorabilmente sulle speranze dei cittadini e dei malati, traditi da una classe politica goffa e cinica”.

“Questo mostruoso declassamento – conclude – che continuerà ad incidere mortalmente sulla qualità della vita ospedaliera, sulla sua vivacità professionale e sull’attrattività aziendale, viene affiancata dalle altre numerose carenze a livello socio-sanitario territoriale. Il nostro Comitato, ben lungi dall’arrendersi, chiamerà il nostro territorio ad insorgere contro questa brutalizzazione, e a sostenere le proposte, sensate e costruttive, che già formulammo 12 mesi fa:

Presidio ospedaliero di base di zona disagiata

  • deve essere sede di Direzione sanitaria dedicata,
  • Pronto soccorso con personale dedicato con 3 posti OBI,
  • reparto di medicina interna con 25 posti letto da dedicare anche alla lungodegenza e HD oncologico,
  • reparto di chirurgia generale che assicuri gli interventi H24 per le urgenze di complessità adeguata al grado di specializzazione del presidio,
  • ricoveri in Week e Day Surgery, per complessivi 12 posti letto,
  • laboratorio analisi H24 come struttura semplice a valenza dipartimentale ,
  • Radiologia H24 individuata come struttura semplice a valenza dipartimentale,
  • anestesia H24, servizio di nefro-dialisi e centro trasfusionale – autoemoteca, servizio farmaceutico.