“Il pecorino Romano, prodotto per oltre il 90% in Sardegna non può essere imitato e tantomeno si può abusare del suo marchio con prodotti ingannevoli che puntano a minare il mercato mondiale del prodotto sardo. Il Tribunale delle imprese di Roma ha posto fine al tentativo di speculazione messo in atto negli anni passati da un’impresa lattiero casearia romana che aveva registrato, con la complicità dei ministeri, il marchio cacio romano”. Lo ha dichiarato il leader di Unidos Mauro Pili, che aveva condotto una dura battaglia parlamentare sulla vicenda del cacio Romano utilizzato per minare il mercato internazionale del Pecorino romano prodotto in Sardegna per oltre il 90%.

Una vicenda – scrive il leader di Unidos – sulla quale avevo attivato un’imponente battaglia parlamentare con l’obiettivo di stanare il governo Renzi e poi quello Gentiloni, complici entrambi di quel misfatto. Il partito democratico, la regione sarda e lobby associative varie avevano tentato di far passare in silenzio quello scippo. Ci ha pensato il tribunale di Roma a porre fine a quell’abuso. I giudici romani hanno accertato e dichiarato l’invalidità ed inefficacia della registrazione del marchio cacio romano e hanno inibito la società formaggi Boccea ad utilizzare tale marchio a far data dal 60º giorno dalla pubblicazione della sentenza di tutti i prodotti recanti il marchio cacio romano. I giudici hanno anche fissato l’obbligo al ritiro dal commercio e la distruzione a propria cura e spese entro il termine di 60 giorni data di pubblicazione della sentenza di tutti prodotti recanti il marchio cacio romano.

“I giudici hanno anche fissato una penale di 300 ore al giorno – continua la nota – per ogni violazione accertata successiva al termine imposto da sentenza. Si tratta di un atto rilevantissimo che pone fine ad una contesa che durava da quasi 10 anni sulla quale le lobby hanno tentato in tutti modi di lucrare ai danni della Sardegna e delle produzioni sarde. Le dichiarazioni di poco fa della regione Lazio che intende impugnare tale decisione dei giudici conferma l’intento politico ed economico di scippare alla Sardegna fasce importanti di mercato con l’utilizzo dei sottoprodotti ricorrendo alla denominazione che i giudici hanno vietato nella sentenza appena pubblicata. Bene farebbero i fantasmi della giunta regionale a prendere posizione e a dichiarare sin da ora la volontà di costituirsi contro le pressioni della regione Lazio”.

“È semplicemente grave – conclude Pili – che la regione sarda risulti assente nel provvedimento di condanna considerato che invece la regione Lazio si era costituita in difesa della propria impresa. Questo dimostra l’inadeguatezza di questa giunta regionale e lo spregiudicato silenzio con il quale consentono ad un’altra ragione di tentare di speculare sulla Sardegna. Per quanto mi riguarda per terremo alta l’attenzione per evitare ulteriori tentativi di minare l’economia lattiero case aria della Sardegna”.