“Oggi ripercorreremo una vicenda umana violenta efferata e triste, l’uccisione due giovani ragazzi: uno aveva 18 anni, gli sono state esplose contro 3 fucilate mentre aspettava il pullman per andare a scuola, l’altro si chiamava Stefano Masala, aveva 30 anni e il cadavere di questo ragazzo non è stato mai restituito alla madre (morta nel frattempo, ndr) e al padre che attende di sapere almeno dove è stato distrutto il corpo di suo figlio”.

Così il pubblico ministero Andrea Vacca nella sua lunga e meticolosa ricostruzione, davanti alla Corte d’assise di Nuoro, degli omicidi di Gianluca Monni e Stefano Masala, delitti di cui è accusato Alberto Cubeddu.

“Questo processo ha portato davanti a voi le prove della piena responsabilità di Cubeddu in concorso con Paolo Enrico Pinna”, ha detto senza alcuna esitazione il magistrato, al quale non sono bastate sette ore di requisitoria per formulare le sue richieste di condanna: tutto rinviato a domani mattina, l’imputato rischia l’ergastolo.

Il Pm è partito dal movente: una festa a Orune nel dicembre 2014 nella quale Pinna importuna la ragazza di Gianluca Monni e viene pestato a sangue dagli amici dello studente, che gli portano via anche la pistola che aveva puntato contro il rivale. Un’offesa, spiega il magistrato, che l’allora minorenne di Nule ha voluto ‘lavare’ nel sangue. E per farlo mette in atto il suo piano diabolico: attira Masala in una trappola per impossessarsi della sua Opel Corsa, poi il giovane viene ucciso con l’obiettivo di far ricadere la colpa su di lui.

Con quella macchina Pinna e Cubeddu raggiungono Orune e ammazzano Gianluca alla fermata dell’autobus. Il Pm fissa la data del piano di Pinna, “sempre in sintonia col cugino”, al 20 aprile 2015. “Quel girono – ricostruisce la pubblica accusa – Pinna riceve una poesia su un gruppo whatsapp, si sente sbeffeggiato per quello che è successo nella festa a Orune. E’ la scintilla che innesca il piano omicidiario”. Negli snodi dell’inchiesta, secondo il Pm, “c’è sempre un asse tra Cubeddu e Pinna”. “La sera del 7 maggio, dopo le 22.30 e dopo che Pinna ha ucciso Masala – sottolinea Vacca nella requisitoria – Pinna invia messaggi al cugino per chiedergli se ha aggiustato la moto che doveva usare per rientrare a Nule dopo l’omicidio dello studente il giorno dopo. ‘Domani sarà tutto ok’, risponde Cubeddu”.

L’omicidio dello studente avviene alle 7.05 dell’8 maggio. La Opel Corsa passa a Orune quella mattina varie volte e sono tante le testimonianze che descrivono un uomo con uno scalda collo al volante e un altro con cappuccio scuro al lato passeggero. “Quest’ultimo, indicato come colui che ha fatto fuoco sullo studente con un fucile cal. 12, è Cubeddu, riconosciuto poco prima del delitto da una studentessa di Orune”, dice ancora il pubblico ministero. Quindi il magistrato passa al racconto dell’incendio della Opel Corsa da parte di Cubeddu la sera dell’8 maggio: “Quella sera Cubeddu chiama l’amico Alessandro Taras, a cui doveva portare delle medicine per gli animali, ma gli chiede invece di andare a bruciare l’auto. Taras racconterà solo un anno dopo agli inquirenti quel particolare”. Da questo fatto e altri tasselli-chiave dell’indagine arriva l’arresto dei due giovani, avvenuto a 12 mesi di distanza dai due delitti.