Il governo convoca la Regione Sardegna per avviare una trattativa sugli accantonamenti. Prima data utile, il 25 febbraio, cioè il giorno successivo alle elezioni regionali di domenica prossima. La comunicazione di Palazzo Chigi arriva dopo la visita a Cagliari del presidente del Consiglio dei ministri al quale, in quell’occasione, il governatore della Sardegna Francesco Pigliaru e l’assessore al Bilancio Raffaele Paci avevano ricordato la sentenza della Corte Costituzionale dell’11 gennaio che invita il Governo a restituire alla Regione 285 milioni di accantonamenti versati nel 2018 ma non dovuti.
“Tempo scaduto per un confronto politico – fa sapere la Giunta – ma la Regione sarà comunque presente a Roma esclusivamente con i suoi dirigenti per avviare il tavolo a un livello meramente tecnico, e per non correre il rischio che anche la nuova scadenza fissata dal Governo per l’intesa, cioè il 15 marzo, venga disattesa”.
Il 25 febbraio, data dell’incontro convocato dal governo, infatti la Giunta Pigliaru non sarà più in carica. Per questo motivo invierà i suoi dirigenti.
“E’ una decisione che abbiamo preso solo ed esclusivamente nell’interesse dei sardi e della Sardegna, per cercare di contribuire ancora una volta con enorme senso di responsabilità, seppur fortemente amareggiati, alla chiusura di una vicenda che ormai ha dell’incredibile – commenta l’assessore del Bilancio Raffaele Paci – Questa tardiva convocazione non compensa tutte le mancanze da parte del Governo: una decina di lettere senza risposta, un solo incontro senza rappresentanti del governo e poi più niente, una sola lettera recapitata a mano dal postino con 20 giorni di ritardo e, ultimo atto, il premier Conte che è venuto a Cagliari totalmente impreparato sull’argomento. In ogni caso noi andiamo avanti e speriamo davvero che entro metà marzo il Governo restituisca i 285 milioni che ci spettano e fissi regole chiare attraverso la prossima intesa secondo i principi indicati dalla Corte”.
La Regione fa anche sapere che andrà avanti con l’impugnazione della finanziaria nazionale, l’ingiunzione di pagamento al Governo e un ricorso per ottemperanza alla stessa Corte Costituzionale con l’obiettivo di un commissariamento o di qualunque altra strada possa garantire l’applicazione della sentenza.







