Una nuova polemica è partita oggi dagli ecologisti del Grig (Gruppo d’Intervento Giuridico onlus) e questa volta riguarda la denuncia fatta da Mauro Pili (Unidos) qualche giorno fa, sui fanghi da depurazione portati a Magomadas.

“Si tratta di una denuncia pubblica. Ignoriamo se sia stata fatta un’eventuale denuncia alle autorità competenti. L’oggetto, corredato da un video, è un carico di rifiuti, molto probabilmente fanghi da depurazione, provenienti – forse – da oltre Tirreno e destinati a un impianto non nominato, ma situato a Magomadas, in provincia di Oristano. Denunce più volte risultate non corrispondenti alla realtà, come per l’inesistente strage di Cavallini della Giara dell’autunno 2014. Ecco, allora, alcuni aspetti da tenere in debita considerazione”.

“L’impianto di Magomadas” continua il Grig in un comunicato “dovrebbe essere quello della Geco s.r.l. di Tresnuraghes (OR), autorizzato per operazioni di recupero fanghi da depurazione (R5) mediante comunicazione in procedura semplificata, per una capacità di trattamento di 15 mila tonnellate annue, come risulta dal catasto nazionale dei rifiuti. In precedenza, con deliberazione Giunta regionale n. 16/25 del 28 marzo 2017, si era conclusa positivamente con prescrizioni la procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) – che, tra l’altro, ha autorizzato il trattamento fino a “80.000 tonnellate per i fanghi da essiccare (circa 223 giornate lavorative all’anno)” – e, con la deliberazione Giunta regionale n. 33/25 del 26 giugno 2018, sono stati autorizzati sia la assegnazione della operazione di recupero R3 a due dei tre codici CER gestiti dall’impianto, in vece della operazione R5, sia il subentro nella titolarità della Geco s.r.l. nell’esercizio del progetto di Installazione di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi mediante essicazione e pirogassificazione”.

Pertanto, scrive il Grig “i fanghi da depurazione proverrebbero dalla Puglia”.

“Gli abitanti di Magomadas protestano da tempo per il diffuso cattivo odore e gli insetti, mentre da mesi vengono svolti gli accertamenti e i controlli da parte di Carabinieri e A.R.P.A.S. e, finora, non sarebbe emerso nulla di irregolare. Ora fioccano interrogazioni parlamentari, mozioni e interrogazioni consiliari, che chiedono il blocco del trattamento dei fanghi da depurazione provenienti da altre Regioni. Quanto al supposto divieto di trattamento dei fanghi provenienti da altre Regioni, si deve ricordare che i fanghi di depurazione sono considerati rifiuti sul piano giuridico e un simile divieto può essere posto per i soli rifiuti urbani non pericolosi. D’altra parte vi sono altre aziende in Sardegna che svolgono la stessa attività di trattamento di rifiuti, così come vi sono rifiuti importati in Sardegna e rifiuti esportati dalla Sardegna ben più pericolosi: ben 98.500 tonnellate di fumi di acciaieria destinati alla Portovesme s.r.l. (Portoscuso), quasi 20 mila tonnellate di terra contaminata e rifiuti esportate in Portogallo dal sito di bonifica ex Alumix di Portoscuso, circa 1.728 tonnellate di fanghi derivati dalla lavorazione del petrolio esportati in Germania dalla Sarlux s.r.l. di Sarroch nel 2017 (ultimi dati disponibili)”.

“Curiosamente – conclude il Gruppo d’Intervento Giuridico – in questi casi nessuna denuncia pubblica, nessuna interrogazione o mozione di alcun genere. Nel caso di specie, è bene attendere la conclusione degli accertamenti di A.R.P.A.S., amministrazioni pubbliche e forze dell’ordine. Con la dovuta attenzione, ma senza allarmismi né caccia alle streghe”.