Cresce lo sgomento dei cittadini sardi che, alla paura dei contagi di importazione (la maggior parte dei primi casi positivi riguarda soggetti che hanno avuto contatto diretto o indiretto con le zone rosse), aggiungono in queste ore quella data dalle notizie riguardanti i contagi tra il personale medico-sanitario dei principali ospedali della regione. Una vera e propria emergenza nell’emergenza: mentre si attende lo scoppiare dei casi tra i “vacanzieri” e i “fourisede” arrivati negli ultimi dieci giorni, l’emergenza nella sanità non facilità il lavoro degli operatori del settore.
Cosa fare dunque per rendere più sicuri i sardi e la Sardegna? Come proteggere l’intera filiera sanitaria, dai medici, ai pazienti, passando per infermieri e OSS che rischiano di continuare a contagiarsi tra loro? Alcuni virologi e biologi molecolari, intervistati, ci hanno detto che una misura contenitiva potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di test diagnostici rapidi che, individuando gli anticorpi presenti nel sangue di chi è entrato in contatto con il virus, permetterebbero l’individuazione dei positivi asintomatici, facendo scattare immediatamente le misure di prevenzione. Questi test rapidi (dieci minuti di attesa per l’esito) otrebbero dunque, nell’immediato, essere utili soprattutto per uno screening in tempo reale di tutto il personale sanitario costantemente esposto al rischio contagio, salvaguardando la salute di chi in ospedale lavora e di chi si trova ricoverato per altre patologie.
Non solo: considerata l’insularità della regione risulterebbe abbastanza facile controllare capillarmente gli arrivi nei porti e negli aeroporti quando riprenderà il normale traffico passeggeri da e per l’Isola, soprattutto in vista della stagione turistica. Infatti, mentre attualmente sono previsti solo i controlli al termoscanner, limitati all’individuazione dei soggetti che hanno la febbre e sono dunque sintomatici, i test sugli anticorpi permetterebbero di individuare subito gli asintomatici, facendo scattare una quarantena obbligatoria e monitorata (“previa la controprova di biologia molecolare”) , scongiurando così la possibilità di libera circolazione di soggetti infetti che più o meno inconsapevolmente sfuggono ai controlli. Pare che diverse regioni e diversi ospedali italiani si stiano munendo di questi strumenti medico-diagnostici, ma ad oggi non ci è dato sapere se anche la Sardegna si stia muovendo in questo senso.