Artigiano, 60 anni, sardo di Monastir: Giorgio Liggi è costretto a viaggiare continuamente, per lavoro. Quando è scoppiata l’emergenza coronavirus si trovava in viaggio tra Lombardia ed Emilia-Romagna e, contrariamente a come hanno fatto in tanti, ha scelto di non rientrare a casa, in Sardegna, per proteggere i suoi familiari da una quarantena certa.
Durante i giorni del suo isolamento preventivo arriva la chiusura dei collegamenti da e per la Sardegna: Giorgio sa di non poter rientrare facilmente a casa e affida a un diario di bordo le sue preoccupazioni.
“Una settimana fa ho scelto di non rientrare in Sardegna per evitare problemi ai miei familiari, avendo lavorato per oltre un mese tra Lombardia ed Emilia-Romagna, i quali avrebbero dovuto fare la quarantena insieme a me nel caso fossi rientrato, ora leggo un post che annuncia la chiusura di porti e aeroporti ai passeggeri per la Sardegna. Ora sono in Francia, forse come finisco vado in Germania, ma se non dovessi avere più lavori cosa dovrei fare? Sto in albergo? Spero che Solinas nell’emanare il decreto abbia pensato a chi è fuori per lavoro e non può permettersi un soggiorno obbligato fuori dall’isola. Prima ha lasciato entrare orde di vacanzieri del nord in fuga dalle zone rosse, ora mette in difficoltà i residenti che vogliono fare rientro.
Non bastava la preoccupazione di ammalarmi stando a contatto con tanta gente, ci mancava solo questa!! Ora so cosa vuol dire essere solo, prima sapevo che in poche ore, al massimo una nottata potevo essere in terreno amico, ora devo contare solo su me stesso!! Buona fortuna a me, e speriamo tutto si risolva in fretta!!”
Terminata la sua quarantena, a due giorni dal volo di rientro per raggiungere casa Giorgio inizia a non stare bene, si trova a Genova:
“A un certo punto mentre sei preso dai tuoi impegni e dai tuoi progetti lavorativi improvvisamente il termometro che ti sei portato in viaggio ti dice che qualcosa non va bene!! Con la tua solita testardaggine tu dici e il solito mal di gola stagionale, parti in Francia e continui a lavorare, la febbre sale ancora, scappi e torni a Genova chiami l’emergenza nazionale vengono a prenderti e ti ricoverano. Ti fanno il tampone, cinque giorni d’inferno con la febbre altissima poi un po’ di sollievo come i farmaci iniziano a fare effetto. Poi oggi l’esito del tampone positivo. I medici mi rassicurano dicono che sono stabile e l’organismo sta reagendo bene alle terapie! Io voglio crederci!! STATE A CASA! Io non l’ho potuto fare ed ora sono dentro il peggiore incubo che nessuno vorrebbe vivere. Tanti auguri a me!!”
Vivere una malattia in solitudine e isolamento è una dura prova ma a casa lo aspetta una famiglia e Giorgio fa tutto quello che deve essere fatto, il suo organismo reagisce bene:
“Dopo 18 giorni di ricovero ospedaliero domani dovrei concludere questo incubo chiamato coronavirus, arrivano infatti i risultati dei due tamponi di controllo e dovrei essere dimesso come guarito. Mi devo ritenere fortunato ad alimentare il numero dei guariti che i tg ci raccontano nel bollettino di guerra quotidiano, sarebbe potuta andare diversamente! Ora però inizia un nuovo incubo, la Regione Sardegna infatti ha respinto la mia richiesta di rientro al domicilio adducendo il fatto che non sia motivo valido per essere autorizzato a rientrare in Sardegna!!! Probabilmente hanno ragione, che cosa ci facevo nei tre mesi precedenti a Brescia, Cremona, Modena, Nizza, mentre la gente moriva al ritmo di un morto ogni mezz’ora come a Brescia quando potevo stare tranquillamente a casa con la mia famiglia senza correre rischi! Certo, sarebbe stato sufficiente chiedere il reddito di cittadinanza anziché fare l’artigiano ed avere una stupidissima partita iva!!! Non era certo necessario uscire dalla Sardegna per andare a lavorare!!!! Ora il risultato e che da lunedì non saprò dove andare a dormire e mangiare perchè, se anche avessi disponibilità economiche sufficienti, alberghi e ristoranti sono chiusi! Ora ho incaricato il mio legale di contattare il prefetto di Cagliari sperando trovi una soluzione. Comunque vada a finire questa e una storia che mi lascia l’amaro in bocca e mi cambierà, soprattutto nella considerazione che da oggi avrò delle istituzioni che abbandonano con molta naturalezza i propri conterranei che hanno avuto la sola colpa di andare a lavorare! Buona fortuna a me!”.
Attualmente Giorgio è ricoverato nella nave ospedale ancorata al porto di Genova, sta bene fisicamente e attende l’esito dei tamponi per poter rientrare a casa, dalla sua famiglia, a Monastir. Se dalla Regione non dovesse arrivare l’autorizzazione al rientro in Sardegna, un padre di famiglia, sessantenne, guarito dal covid-19 ma provato da una lunga degenza ospedaliera, sarebbe abbandonato a sé stesso, senza un posto in cui potersi ritirare:
“Il Prefetto non ha competenza per il mio rientro – ci conferma Giorgio telefonicamente – e ora stiamo cercando di contattare il Presidente della Regione Solinas che è l’unico che potrebbe darmi l’autorizzazione.
In teoria, tra l’altro, per il lavoro che faccio io dovrei essere autorizzato a muovermi in tutta Italia perché faccio assistenza ad attività di prima necessità. Sto bene fisicamente ma moralmente non è facile sentirsi così soli. Spero che si sblocchi tutto al più presto”.
E glielo auguriamo anche noi, mentre affidiamo la sua storia al Presidente Solinas, l’unico a poter fare ricongiungere Giorgio con i suoi familiari.












