“E’ carente nella parte socio-sanitaria, inoltre prevede deleghe molto ampie alla Giunta”, così la segretaria regionale di categoria Caterina Cocco per la Cgil critica aspramente il testo della riforma sulla Sanità discusso nella sesta commissione.

“Non viene chiarito come potrà essere superata e soprattutto migliorata con l’Ares, l’Azienda regionale della salute, l’esperienza negativa dell’Ats”, afferma in relazione alla governance e sulla riforma si esprime anche Francesco Piras della Cisl “sarebbe stato preferibile un confronto a monte con le parti sociali”. In ogni caso, chiarisce, “dire no all’Ats e sì al territorio non basta se non si imbocca con decisione la strada di una riforma di sistema in tre direzioni principali: emergenza-urgenza, medicina territoriale e rete ospedaliera”.

“I cittadini sardi – sottolinea per la Uil la segretaria generale Francesca Ticca – pretendono dal sistema sanitario regionale le stesse risposte delle altre Regioni d’Italia e sappiamo tutti che non è così”. Ascoltato in commissione, presieduta da Domenico Gallus (Udc), anche Andrea Pirastu, presidente dell’Aios, l’associazione che raggruppa il maggior numero di strutture private operanti in Sardegna: circa 1.000 dipendenti diretti e 300 professionisti.

Secondo Pirastu, i presidi privati vanno considerati a tutti gli effetti “parte” del sistema sanitario regionale. Nella fase dell’emergenza, ricorda il numero uno di Aios, “le nostre aziende hanno subito un forte contraccolpo perché sulla base delle disposizioni del ministero della Salute sono state costrette ad interrompere l’attività di base e, in molti casi, ad anticipare la cassa integrazione per i dipendenti”. Per il rappresentante di Confindustria Sanità, Luca Moi, la scelta di puntare su una sanità territoriale sarà vincente. Significa, precisa il presidente dell’Ordine degli infermieri Pier Paolo Pateri, “portare le decisioni più vicino ai cittadini”.