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Ci ha pensato Napolitano, nel tradizionale messaggio di fine anno, a ricordare al Governo, e al Paese intero, la crisi dell’economia sarda. Ma la fotografia, a quella stessa crisi che nel 2012 ha travolto il mondo del lavoro nell’Isola, l’ha scattata l’Inps. In Sardegna un lavoratore su 4 è precario, la disoccupazione è al 16 % ed è senza lavoro quasi la metà dei giovani. E proprio questi ultimi, assieme alle donne, sono le prime vittime dell’emergenza. Tantissimi, anche quelli più qualificati, vivono ore d’angoscia senza lavoro, magari a carico di genitori o nonni, spessissimo senza prospettive e costretti a emigrare.

L’allarme lavoro in Sardegna è racontato dal segretario generale della Cgil Enzo Costa nell’ultimo numero del 2012 de L’Altra Sardegna, il giornale del sindcato. “La crisi dell’occupazione è accompagnata da una ripresa dell’emigrazione e dello spopolamento”, scrive Costa aggiungendo che “il precariato ha raggiunto nell’Isola livelli inaccettabili” e che se l’emergenza non verrà affrontata il declino dell’Isola sarà irreversibile. Preoccupante il quadro emerso dai dati dell’Inps: i lavoratori dipendenti del settore privato sono 225 mila, mentre tra pubblico e privato ci sono 150 mila collaboratori a progetto (spesso lavori da contratto collettivo mascherati in co.co.co e co.co.pro). Si tratta del 25 per cento del totale dei lavoratori (604 mila). In larghissima maggioranza i precari sono giovani e donne. “Oltre alla quantità di lavoro che manca (tasso di disoccupazione al 16 per cento), c’è anche”, scrive Costa, “il problema della qualità del lavoro che riusciamo a creare: chi per anni ha sostenuto che la flessibilità del mercato del lavoro avrebbe fatto crescere l’occupazione e avrebbe dato risposte ai giovani ha davanti un quadro che invita a riflettere”.

Per la Cgil, l’origine dei mali sta tutta nelle riforme del mercato del lavoro e delle pensioni di questi ultimi vent’anni che hanno inciso sulla flessibilità e sui tempi di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Situazione peggiorata nel tempo. L’ultima volta con la riforma Fornero: sempre secondo l’Inps, in Sardegna l’ultima riforma delle pensioni ha tenuto al lavoro 11 mila over sessantenni e lasciato fuori almeno tremila giovani che avrebbero potuto sostituirli al lavoro.

E parte l’accusa alla classe politica sarda. Ai cambiamenti nella guida degli assessorati e alle divisioni del governo regionale, insostenibili per il sistema economico e sociale isolano. “Sino a quando possiamo tollerarlo?” si domanda Costa, “il sindacato”, prosegue, “ha organizzato scioperi e mobilitazioni, per dire che così non si può andare avanti, ma la classe politica non ha colto il messaggio, continua a guardare da un'altra parte: un orizzonte fatto di ricandidature e rendite di posizione”.

Secondo la Cgil le generiche promesse (“sempre uguali”), saranno causa solo di ritardi e incertezze e di un ulteriore deterioramento di una condizione particolarmente difficile. “Continueremo a lottare per un 2013 migliore, nell’auspicio che anche la classe politica isolana si dia da fare per restituire un lavoro a chi l’ha perso, e dare una speranza a quei figli della crisi che pagano errori fatti da altri”.