mario-diana-lettera-dalla-cella-l-and-rsquo-accusa-al-and-ldquo-silenzio-della-politica-and-rdquo-e-al-consiglio

"Un mese di accuse, un mese di fango, un mese di orrore. Sono innocente, ho avuto tanti attestati di solidarietà. Ma una sola voce ha taciuto: quella voce è quella vostra, onorevoli colleghi". La drammatica lettera è stata inviata dal carcere di Massama (Oristano) proprio ai Consiglieri regionali ed è firmata da Mario Diana, ex capogruppo Pdl e ora alla guida di Sardegna è già domani, arrestato un mese fa nell'ambito dell'inchiesta sui fondi ai Gruppi del Consiglio regionale Sardo.

   Il consigliere ribadisce la proprio estraneità ai fatti contestati, sicuro che "la verità trionferà". Un vero e proprio j'accuse al "silenzio della politica". "Per giorni ho sperato che la vostra voce si levasse per impedire o attenuare il linciaggio mediatico di cui sono ingiusta vittima. Non una voce, non un commento, non un segno di pietà per me o per la mia famiglia. Uno solo di voi ha telefonato a mia moglie, e uno solo di voi ha portato la sua solidarietà ai miei figli. Grazie! Vi sarò eternamente grato".

 Toni molto duri: "Un silenzio assordante che ha reso un'intera classe politica estranea alla società e che l'ha fatta apparire all'opinione pubblica come un parassita. Un virus causa di tutti i mali della nostra terra. Si è preferito cedere alle lusinghe del populismo per nascondere la propria incapacità. I cittadini ci hanno eletti con la loro scelta ed è a loro che dovevamo le risposte. Tacendo si è deciso di lasciare ad altri il destino della Sardegna, e così si è ceduto ai demagoghi e ai populisti, ai ruffiani e ai fabbricatori di menzogne. Siamo diventati il nemico degli elettori e non più la loro espressione".

   Le scelte politiche? "Non mi pento di aver tolto la mia fiducia al presidente Cappellacci, non mi pento di aver contribuito a cancellare la doppia preferenza di genere. Non mi pento di aver chiesto il voto segreto. Non mi pento di essere andato spesso contro corrente. Ho svolto il mio incarico con dignità e rispetto, lottando per ciò in cui credevo, dicendo sempre ciò che pensavo. E invece, non una parola, non un commento. Ebbene sappiate che combatterò questa battaglia giudiziaria così come ho sempre combattuto in aula. Non mi tirerò indietro, cosciente che sono qui per colpe che non ho commesso ma che soprattutto sono qui per ognuno di voi, e per ognuno di quelli che vi hanno preceduto".