Un militante del Movimento organizzato 9 dicembre si è incatenato ad un cartello stradale e ha cominciato lo sciopero della fame per solidarietà con la famiglia di Arborea che rischia lo sfratto per un vecchio debito, peraltro onorato, con una banca.
Protagonista della clamorosa protesta Efisio Lubrano, 58 anni, originario di Quartu Sant'Elena, ma residente a Torino, dove abita e dove ha lavorato a lungo nell'edilizia prima di restare disoccupato, che è arrivato ad Arborea per portare il suo sostegno alla famiglia Spanu.
La protesta è cominciata poco dopo le 13, all'incrocio della strada provinciale Oristano Arborea con la strada consortile 22 Ovest a poche centinaia di metri dalla casa e dall'azienda della famiglia Spanu. "Andrò avanti ad oltranza – ha detto Lubrano – finchè la Regione non farà qualche cosa per sottrarre i sardi al ricatto delle banche".
La pioggia e il freddo non fermano la protesta di Efisio Lubrano, il militante del
Movimento 9 dicembre che alle 13 di stamattina ad Arborea ha cominciato lo sciopero della fame e si è incatenato a un cartello stradale per solidarietà con una famiglia di
agricoltori e allevatori barricati dalla fine dello scorso anno nella propria azienda per impedire all'ufficiale giudiziario di portargliela via per sempre.
"Il maresciallo dei carabinieri è venuto a vedere che cosa stava succedendo, ma io rimango qui e la pioggia non mi fa paura" ha spiegato Lubrano, che qualche settimana è stato
protagonista nella penisola di una "marcia della libertà" di 500 chilometri per informare gli italiani "che la schiavitù non è stata abolita, hanno solo sostituito le catene con i debiti e
siamo tutti nelle mani delle banche".
Intanto continua il presidio trasversale di indipendentisti, forconi e movimenti partite iva e antitasse davanti all'ingresso dell'azienda della famiglia Spanu. Il timore è che l'ufficiale
giudiziario possa arrivare in qualsiasi momento per rendere esecutivo lo sfratto. La trattativa avviata dalla famiglia Spanu per riacquistare la propria azienda dall'imprenditore, che se
l'era aggiudicata all'asta per un prezzo molto inferiore al suo reale valore, non si è infatti ancora conclusa. L'imprenditore, secondo quanto raccontano gli attivisti dei movimenti che
presidiano l'azienda, avrebbe chiesto un prezzo molto più alto rispetto a quello pagato, un prezzo che la famiglia Spanu non sarebbe in grado di pagare.