La statua di Lenin al posto di Carlo Felice in piazza Yenne. E lo sponsor sulla maglia del Cagliari in cirillico. Sono solo alcune immagine della pagina facebook “Referendum per l’unificazione della Sardegna con la Federazione Russa” che prende spunto dalle ultime vicende di politica internazionale (il referendum in Crimea che ha portato l’annessione della penisola alla Russia) e regionale (l’iniziativa del Cantone marittimo che propone l’annessione della Sardegna alla Svizzera).
Ecco il manifesto dell’iniziativa:
“Questa pagina, non ufficiale e senza scopi di lucro, nasce con lo scopo di permettere ai sardi di pronunciarsi liberamente e democraticamente sull’eventualità di un’adesione alla Federazione Russa della Regione Autonoma di Sardegna (elevabile, sotto Mosca, al rango di Repubblica Autonoma).
I legami storici, culturali e spirituali della Sardegna con la Russia sono profondi e mai sopiti. Basti pensare che uno dei più grandi sardi mai esistiti, Antonio Gramsci, scelse la Russia come sua seconda terra (senza mai dimenticare la sua amata isola e la lingua sarda), sposando una russa: i figli e i nipoti di Gramsci sono sardo-russi e ancora oggi vivono in Russia.
Oggi, grazie all’eroica impresa del fratello popolo di Crimea e alla sua coraggiosa scelta di ricongiungersi alla Grande Madre Russia, si apre una nuova fase politica nel Mediterraneo (di cui il Mar Nero è l’anticamera nord-orientale), in Eurasia e in tutto il mondo. Una fase in cui il diritto all’autodeterminazione dei popoli conosce un nuovo impulso, dalla Catalogna all’Abkhazia, dalla Scozia all’Ossezia, dalla Sardegna alla Crimea, dal Paese Basco alla Transnistria, dalla Corsica al Nagorno Karabakh.
Ma le forze nemiche della libertà dei popoli, in Ucraina, come in Spagna, come in Italia, si organizzano per reprimere le giuste rivendicazioni di sovranità e indipendenza. In Sardegna, a causa di standard di “democraticità” paragonabili all’Afghanistan di Karzai o alla Libia post-Gheddafi e a causa di una legge elettorale liberticida con una soglia di sbarramento del 10%, come nella Turchia di Erdogan (in Russia è solo del 7%), le forze politiche che rivendicano la libertà della Sardegna sono rimaste fuori dal parlamento regionale (se si escludono alcune forze minori che, in seguito a un’operazione dei servizi segreti italiani e NATO, si sono aggregate alla coalizione dell’attuale presidente illegittimo Francesco Pigliaru, uomo di fiducia di Roma e Bruxelles).
Di fronte alla tracotanza italiana, alla sistematica repressione della lingua e dell’identità sarda (laddove la Russia riconosce il trilinguismo russo-ucraino-tartaro in Crimea), all’intimidazione dei dissidenti politici e agli evidenti (ma taciuti) brogli elettorali che lo stato italiano perpetua costantemente in Sardegna per mantenere inalterato lo status quo, di fronte alla tirannica negazione di una fiscalità di vantaggio per le nostre famiglie e le nostre imprese (che invece la Russia ha già annunciato che riconoscerà alla Crimea) e alla opprimente presenza militare delle più grandi basi NATO di tutta Europa, che offende i diffusi animi filorussi del popolo sardo, riteniamo che non ci sia via più rapida, sicura e realistica per garantire, con la massima urgenza di cui necessita la situazione, la salvezza della Sardegna se non quella dell’unificazione con la Federazione Russa.
Questa pagina è solo l’inizio di un percorso che dovrà rompere le catene dell’oppressione italiana in Sardegna: contiamoci, organizziamoci, stringiamo contatti con gli amici russi, e iniziamo a lavorare per il Referendum di Sovranità!!!”







