Nessuna interdizione dai pubblici uffici per il sottosegretario del ministero della Cultura, Francesca Barracciu (Pd). Il Gip del Tribunale di Cagliari, Giovanni Massidda, ha respinto la richiesta formulata un mese da dal pm Marco Cocco, titolare del fascicolo d'inchiesta sul presunto utilizzo illecito dei fondi dei Gruppi del Consiglio regionale che ha visto, fra i quasi 90 indagati della XIII e XIV legislatura, anche l'esponete sarda del Governo Renzi.
Il giudice per le indagini preliminari – ha riportato il quotidiano L'Unione sarda – non ha dunque ravvisato l'esigenza formulata dall'accusa di un'interdizione dai pubblici uffici.
Barracciu, difesa dall'avvocato Franco Luigi Satta, che quindi resta al governo, era finita iscritta nel registro degli indagati assieme ad altri esponenti del centrosinistra ma alla fine – nei due filoni d'inchiesta del pm Cocco – ci sono finiti ex consiglieri praticamente di tutti gli schieramenti. In questi mesi il sottosegretario è stato sentito due volte in Procura, ma alla fine sono arrivate ulteriori contestazioni, sempre riguardanti le spese fatte coi fondi del Gruppo.
L'inchiesta era nata prima per il Gruppo Misto, dopo le rivelazioni dell'ex dipendente Ornella Piredda, coi primi venti indagati già ormai a processo: in un caso, quello dell'ex Idv Adriano Salis, c'è già stata la condanna in abbreviato ad un anno e otto mesi. Dalle sue parole davanti al Gup Cristina Ornano è scattato quindi il secondo filone dove sono rimasti coinvolti una settantina di altri ex consiglieri. Indagini che hanno portato, a vario titolo, a scoprire che in qualche caso i soldi per le spese istituzionali sono serviti per pagare quadri, riparare auto di parenti e, nel caso di Carlo Sanjust (Fi), almeno stando a quanto ritiene l'accusa, anche a pagarsi il banchetto di matrimonio.







