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No alle bombe sismiche per ricercare petrolio nelle coste nord-occidentali sarde. Lo ha chiesto questa mattina, nel corso di una conferenza stampa al molo Dogana di Alghero, il movimento Unidos del parlamentare Mauro Pili. L'ex presidente della Regione e un centinaio di militanti sono poi partiti a bordo di un barcone turistico sovrastato da uno striscione con la scritta #Noairgunsardegna, l'hastag scelto per promuovere la campagna "Salviamo il santuario dei cetacei". L'imbarcazione ha preso il largo in direzione di Capo Caccia, sulla rotta dei delfini. "Entro domani le istituzioni hanno ancora il tempo di opporsi alla ricerca petrolifera nei mari della Sardegna – ha detto Pili – che mette a rischio le nostre coste e rappresenta la più imponente azione speculativa ai danni dell'isola". Secondo il deputato, "è un'operazione che coinvolge i vertici dello Stato e i poteri forti, che hanno deciso di scaraventare in Sardegna questa ennesima servitù di Stato, requisendo oltre 20mila chilometri quadrati di mare sardo per bombardarli con gli air gun e sfruttare le potenzialità petrolifere, che ritengono di sicuro interesse". Davanti ad Alghero, Porto Torres, Stintino, Sassari, Bosa, Villanova Monteleone, Magomadas, Cuglieri, Narbolia e San Vero Milis, "i fondali saranno esplorati con cannoni ad aria compressa tra 150 e 400 atmosfere". Una vera e propria bomba atomica acustica, sostiene Pili, "la cui violenta onda d'urto si propaga nel fondale e si riflette, mostrando in questo modo la presenza di idrocarburi nel sottosuolo". Secondo quanto riferito da Unidos durante la conferenza stampa, il progetto è di una delle più grandi società di servizi petroliferi del mondo, la texana Schlumberger. "È un progetto devastante, rispetto al quale non hanno presentato alcuna osservazione né la Regione, né i Comuni- denuncia Pili – l'unica è un'associazione di tutela dei cetacei". |
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