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"La grande rivoluzione promessa da Renzi alla Sardegna si riduce al passaggio dal patto di stabilità alla patacca di stabilità". Lo dichiara, in una nota, l'ex presidente della Regione, Ugo Cappellacci (Fi).
"Avevamo messo il Governo nell'angolo – prosegue Cappellacci – vincendo un ricorso davanti ai giudici costituzionali, richiamato anche nella legge che, su proposta dei senatori sardi, prevedeva di riconoscere alla Sardegna l'adeguamento dovuto entro 120 giorni. Ora la Giunta permette al Governo Renzi di sgattaiolare via, negando per il presente quanto effettivamente dovuto e cavandosela con la solita promessa a babbu mortu, i cui effetti sono rinviati nel tempo e tutti da verificare. Poiché il gioco delle tre carte renziano è palese ed è stato denunciato perfino da un assessore della Giunta Pigliaru – conclude l'esponente di Fi – ora l'esecutivo regionale si trova dinanzi ad un bivio: scelga tra i sardi e i capibastone di partito". . Poiché il gioco delle tre carte renziano è palese ed è stato denunciato perfino da un assessore della Giunta Pigliaru – conclude l'esponente di Fi – ora l'esecutivo regionale si trova dinanzi ad un bivio: scelga tra i sardi e i capibastone di partito".
Pittalis. "Per usare le parole dell'assessore ai Lavori Pubblici della Giunta Pigliaru ed autorevole rappresentante della maggioranza, rischiamo di trovarci dinanzi ad un accordo-fregatura che penalizza la Sardegna". Così Pietro Pittalis, capogruppo di Forza Italia, commenta l'annuncio della firma a Roma tra il presidente Pigliaru e il ministro Padoan di un accordo sul patto di stabilità.
"Lo Statuto, la legge e la sentenza della Corte Costituzionale – osserva Pittalis – hanno stabilito che i vincoli del patto di stabilità devono essere rivisti subito, per adeguarli al nuovo regime delle entrate. Un accordo che non produce alcun risultato per il presente e che rischia di produrre un saldo negativo per la Sardegna in futuro è un abbindolamento di stampo renziano a danno della Sardegna e dei sardi. Dopo aver assicurato alla Giunta perfino la disponibilità a condurre una battaglia comune, respinta in maniera sprezzante e altezzosa, noi abbiamo espresso forti timori che il Governo stesse preparando una polpetta velenosa. Ora auspichiamo che l'assessore Maninchedda spieghi anche al resto della Giunta e soprattutto al suo collega Paci che, come il film sulla corazzata Potmkin di fantozziana memoria, l'accordo siglato oggi dal presidente non è il capolavoro che a sinistra tutti applaudono in maniera acritica e ossequiosa".
Zedda. Un'altra esponente di Fi, l'ex assessore della Programmazione Alessandra Zedda, chiede che "il presidente Pigliaru riferisca al Consiglio regionale i termini dell'accordo siglato oggi con il ministro Padoan". La consigliere regionale dell'opposizione bacchetta il governatore per non aver "mai coinvolto il Consiglio regionale sui contenuti delle trattative su un argomento vitale per la nostra isola".
"Ci auguriamo che nell'accordo siglato – sottolinea Zedda – siano comprese le risorse che la Regione non ha potuto spendere a causa del patto già dal 2010 e che i 450 milioni del fondo unico siano stati ritenuti fuori dal patto così come previsto dalla nostra legge Finanziaria 2013, che la tanto decantata vittoria del pareggio di bilancio, applicabile dal 2015, non nasconda trappole per i sardi sia per la partecipazione agli accantonamenti sia per le quantificazioni in minori entrate. Ciò per dire che non pensi né il ministro Padoan e tanto meno Renzi che in ragione di affinità partitiche la Sardegna debba rinunciare alle proprie risorse e ancora peggio a non poter spendere quelle che ha nella propria cassa a favore delle famiglie, delle imprese e dei territori. Ci preoccupa l'esaltazione del risultato solo dal prossimo anno e auspichiamo che per il 2014 non ci si debba accontentare delle briciole, perché dal 2015 potrebbe essere già troppo tardi per un'isola che sta cercando di non affondare. Vorremmo essere soddisfatti – conclude Zedda – ma purtroppo siamo molto preoccupati".
Lai, Pd. "Sono commenti ridicoli e pretestuosi quelli che arrivano dal centrodestra sull'accordo sul patto di stabilità 2014. Si può anche non essere del tutto soddisfatti rispetto alle esigenze che ci sarebbero, molte delle quali generate dalla gestione clientelare e vergognosa precedente, ma che si sia passato dalle parole e le prese in giro di Cappellacci e del centrodestra ai fatti e ai risultati di Pigliaru e della giunta di centrosinistra, questo é indiscutibile": Lo afferma il senatore del Pd Silvio Lai, in merito all'accordo sul Patto di stabilità 2014 firmato oggi a Roma col Governo.
"La Sardegna è la prima regione che potrà utilizzare il meccanismo maturo del pareggio di bilancio dal 2015 – osserva Lai – e occorrerà gestire conseguentemente le entrate che guideranno la spesa, mentre nel 2014 ottiene un allargamento del patto di stabilità che Cappellacci non era mai riuscito ad ottenere, perché non credibile e non affidabile. Basterebbe questo risultato per superare di gran lunga i traguardi ottenuti dalla giunta Cappellacci in cinque anni, per fortuna dei sardi però il termine di paragone non è e non deve essere la precedente gestione fallimentare ma si può e si deve fare ancora molto di più per dare alla nostra isola opportunità di sviluppo e strumenti per uscire dalla crisi. Ci saremmo aspettati che almeno in questa occasione gli esponenti del centrodestra sardo avessero avuto il buon gusto di osservare un dignitoso silenzio.
Il problema è che sul 2014 peserà il miliardo in più usato da Cappellacci per la campagna elettorale, 500 milioni in più di spesa sanitaria ingiustificata e 500 milioni in più di spese fatte nel 2013 oltre il patto di stabilità che ricadono nei vincoli di quest'anno. Quindi non solo la Giunta Pigliaru deve gestire una crisi economica enorme – conclude il segretario regionale del Pd – ma é costretta a pagare i debiti fatti da Cappellacci e compagnia durante lo scorso anno, quando il centrosinistra denunciava il fatto che il bilancio era fuori controllo e lo denunciava insieme alle forze della rappresentanza economica e sociale".
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