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L'imminente incorporazione di Banca di Credito Sardo (Bcs) da parte della capogruppo Intesa Sanpaolo apre una serie di incognite sul futuro dei lavoratori, specie quelli della direzione generale e delle attività specialistiche.

L'allarme viene da tutte le sigle dei sindacati aziendali secondo i quali "con la chiusura della Bcs dopo appena cinque anni di vita, di fatto Intesa Sanpaolo mette fine alla storia del Cis che ha avuto origine nel lontano 1959, accompagnando lo sviluppo della Sardegna".

"Aldilà della scomparsa di una Banca Regionale, fatto che dovrebbe allarmare la politica sarda ed il mondo imprenditoriale, non solo il sindacato – hanno sottolineato le organizzazioni di categoria – siamo fortemente preoccupati per le ricadute occupazionali.

Non vogliamo che, data per scontata la perdita del consiglio di amministrazione e degli incarichi di presidenza e direzione generale, per la quale non ci stracceremo le vesti, vengano trasferiti oltre Tirreno i lavori ad alta specializzazione con ricadute negative sia in termini di occupazione che di qualità del lavoro".

I sindacati chiedono, inoltre, che Intesa Sanpaolo effettui assunzioni di giovani nelle aree con maggiori carenze di organico quali ad esempio il Nuorese e la Gallura: "Insomma riteniamo che la decisione di mettere fine alla storia di una Banca regionale, che peraltro comporta la perdita di notevoli introiti fiscali per la Sardegna, non diventi l'ennesimo gioco di scatole cinesi ad esclusivo vantaggio di Intesa Sanpaolo"