"Siamo veramente soddisfatti per la sensibilità che il giudice delegato del tribunale e il commissario giudiziale Maione stanno mettendo in campo per cercare una soluzione positiva per la Keller e i suoi 470 dipendenti". E' il commento di Marco Angioni, segretario territoriale della Fsl Cisl, che parla anche per i suoi colleghi Gianluigi Marchionne della Fiom Cgil e Andrea Farris della Uilm, al benestare del giudice delegato del tribunale di Cagliari, sezione fallimenti, all'intesa raggiunta venerdì in sede di ministero dello Sviluppo economico con il commissario giudiziale Nicola Maione, relativa al congelamento dei licenziamenti dei 470 dipendenti degli stabilimenti Keller di Villacidro e di Carini. Un provvedimento che consente ai lavoratori di rimanere agganciati alla società nella condizione di cassintegrati, che sotto l'aspetto economico (indennità e previdenza) sarà comunque interamente a carico dei beneficiari. "C'è una grande disponibilità a far si che questa importante attività industriale – conclude Angioni – non cessi definitivamente e con essa si perdano centinaia di posti di lavoro".
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Diverso invece il giudizio di Antonio Muscas, consigliere comune di minoranza a Villacidro. “Tutto il personale Keller (eccetto 4 unità) è stato licenziato a decorrere dal 6 Agosto 2014 con espressa volontà da parte dell'azienda attraverso lettera di licenziamento inviata a tutti i dipendenti e puntuale comunicazione agli enti competenti. L'azienda ha inoltre esercitato la facoltà di risolvere il rapporto di lavoro con effetto immediato con l'unico obbligo di corrispondere l'indennità sostitutiva, avvalendosi di un suo diritto sancito anche da diverse sentenze della cassazione. Pertanto il rapporto di lavoro è venuto immediatamente a cessare. Non vi sono difficoltà interpretative in merito. L'azione portata avanti dalle forze politiche e sindacali”, prosegue, “ha il solo scopo (probabilmente infruttuoso, tenuto conto della legislazione in merito) di spostare in avanti il periodo di preavviso e farlo slittare, per i primi 45 colleghi chiamati a firmare la conciliazione, dai 30 giorni previsti a 75. Tale azione ha un suo costo poiché i firmatari nello stesso momento in cui hanno apposto la firma hanno pure rinunciato ad ogni tipo di copertura per il periodo di proroga che vale 45 gg. In sintesi, ferma restando la volontà dell'azienda di procedere in questo senso ed essendo immutate le condizioni dalle precedenti disposizioni del tribunale, il licenziamenti permangono in essere e non possono essere revocati né dal Mise, né dal tribunale di Cagliari. Il tentativo di prorogare la data di preavviso è ad altissimo rischio e costringe i firmatari ad attraversare un periodo di insicurezza la cui durata è indeterminabile e, alla luce di scadenze improrogabili (68 giorni per iscriversi alle liste di mobilità e l'imminente introduzione della legge Fornero), potrebbe comportare la perdita di tutti i diritti oggi garantiti. Pertanto”, aggiunge Muscas, “il comunicato emesso dal Mise è falso, perché l'allungamento del preavviso già di per sé conferma il permanere del licenziamento che non viene in alcun modo cancellato. E quanto afferma l'assessore Maria Grazia Piras dimostra la vacuità della sua azione politica che può essere giustificata, a mio avviso, dall'incompetenza o dalla malafede.
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