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Sindacati sempre più preoccupati sulle sorti dell'Alcoa di Portovesme. Dopo l'annuncio della chiusura dell'impianto sardo, oggi i rappresentanti della Rsu aziendale hanno incontrato i vertici della multinazionale che hanno confermato la decisione comunicata ieri. "L'azienda ha confermato quanto annunciato ieri, compresi gli impegni assunti in passato – spiega Massimo Cara, delegato Rsu Cisl – Ora però è necessario che la vertenza abbia una svolta e un'accelerata". Guarda alla politica sollecitando "interventi rapidi" la Cgil-Fiom. "In mancanza di nuovi soggetti imprenditoriali per tutti i dipendenti dal primo gennaio scatterà la mobilità" dice Bruno Usai, della segreteria regionale.

L'annuncio della chiusura dello stabilimento Alcoa di Portovesme da parte della multinazionale Usa arriva non senza polemiche in Consiglio regionale. Il capogruppo dell'Udc, Gianluigi Rubiu, chiede al presidente dell'Assemblea sarda, Gianfranco Ganau, di convocare i sessanta consiglieri in seduta straordinaria davanti alla fabbrica dell'Alcoa di Portovesme, il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis sollecita il presidente della Regione di riferire al Consiglio sullo stato della vertenza e sulle trattative in corso per la cessione dello smelter, mentre l'esponente di Fdi, Paolo Truzzu, presenta un'interrogazione sull'addio del colosso americano all'Isola.
"La politica sorda e miope in questi anni non ha provveduto a creare le condizioni perché il polo del Sulcis diventasse una piattaforma per le lavorazioni, con costi accessibili. Si abbia il coraggio di dire la verità agli operai e la capacità di trovare soluzioni allo stallo – tuona Rubiu – E' ora che le diverse istituzioni politiche battano un colpo ed è inevitabile che la politica debba interrogarsi sul futuro della fabbrica e, soprattutto, sulle prospettive occupazionali dei lavoratori".

Secondo Pittalis, Poiché stiamo parlando delle speranze degli operai, delle famiglie e di un intero territorio forse è meglio che quanto prima si esca dalle dichiarazioni vaghe e dalle promesse di massima attenzione e si informino compiutamente il Consiglio e i sardi circa i possibili sviluppi della vertenza".
"L'intera vicenda dimostra come l'industria e i lavoratori sardi inizino a pagare sulla loro pelle l'indecisione e la paura di fare scelte importanti, che blocca da sempre la Giunta regionale – spiega Truzzu – Dopo la rinuncia al Galsi, ancora si tarda a trovare soluzioni alternative per la metanizzazione della Sardegna e abbattere di conseguenza i costi energetici nell'Isola". Nella vicenda interviene anche Antonio Satta, segretario dell'Unione Popolare Cristiana (Upc), che sollecita l'istituzione di un tavolo a livello nazionale "per un piano industriale che punti su innovazione e tipicità della Sardegna" "A livello regionale il centrosinistra sta cercando di recuperare il tempo perduto, ma è una lotta contro il tempo – dice – Negli anni, anche per colpa di centrodestra regionale ansioso solo di accontentare Berlusconi, è mancato un vero disegno di sviluppo".