Cottarelli dovrà attendere. La Società ippica è in perdita, non rispetta l'oggetto sociale, ma la strada che porta alla liquidazione è tutta in salita per alcuni contenziosi con l'amministrazione comunale riguardo i parcheggi.
La vecchia Società ippica di Cagliari nasce ai tempi del Duce, il 14 novembre 1928 e l'Ippodromo venne inaugurato da Vittorio Emanuele II il 29 aprile 1929. Gli anni d’oro delle imprese dei fantini sardi e delle manifestazioni affollatissime terminarono con lo scoppio della seconda guerra mondiale quando l’ippodromo fu adibito a ricovero dei cavalli delle truppe e le scuderie trasformate in abitazioni per sfollati. Le corse ripresero nel dopoguerra. Il rilancio nel 1960 in concomitanza con le Olimpiadi, poi alternanza di rilancio e abbandono. Il 29 gennaio 2013, si insedia il nuovo Consiglio di Amministrazione, dopo la trasformazione della Società ippica in società a responsabilità limitata. La partecipazione del Comune è del 69, 57 % e gli altri soci sono la Camera di Commercio e Agris Sardegna.
Gestisce un patrimonio importante come l’ippodromo (oltre 22 ettari di superficie, per la maggior parte non utilizzata), anche se ancora non c’è chiarezza catastale tra aree di proprietà della Società, irreversibilmente trasformate in parcheggio pubblico dal Comune, ed aree di proprietà del Comune, di fatto rientranti nell’area recintata dell’ippodromo.
Non ha mai avuto uno sviluppo particolare ed ha chiuso i propri bilanci in perdita. Non solo. Secondo la verifiche di via Roma (relazione sulla partecipate dell'estate 2013) le attività della statutariamente previste (la promozione e lo sviluppo del cavallo sardo e dello sport ippico in Sardegna, favorendo l'allevamento di cavalli da sella e lo svolgimento delle manifestazioni sportive) non possono essere definite “servizio di interesse pubblico generale”, né possono rientrare tre le attività di produzione di beni o di servizi “strettamente necessarie” per il perseguimento delle finalità istituzionali del Comune. Pertanto risultano venuti meno i presupposti per il mantenimento della partecipazione. Si va quindi verso la dismissione di questa partecipazione anche se “vincoli e modalità di attuazione”, scrive il Comune, “richiederanno tempo”.
Un’ipotesi di dismissione (col il benestare degli altri soci) è quella dell’eventuale accorpamento nell’ambito del Parco di Molentargius (che prevede anche la possibile estensione dei confini dello stesso al Poetto), anche se il riordino catastale e la conseguente definizione della situazione patrimoniale risulta essere il principale problema da risolvere. La dismissione delle quote del Comune sarà, quindi, assunta nel prossimo futuro con specifico atto del Consiglio Comunale.







