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Un terz'ultimo posto che fa paura. E ora anche Zeman, che dopo il "leggendario" 3-3 del San Paolo era stato quasi promosso allenatore rossoblù a vita, deve fare i conti con le voci sulla panchina che traballa. Con tanto di nomi di possibili successori.
L'unica cosa certa è che il presidente Tommaso Giulini e il tecnico boemo ieri pomeriggio hanno parlato a lungo della situazione. Nessuna indiscrezione. Ma probabilmente il numero uno rossoblù ha voluto sincerarsi sulle condizioni, soprattutto psicologiche, della squadra. Anche con la Juventus i segnali, al di là del divario nettissimo tra le due squadre e del risultato messo in preventivo, non sono stati molto incoraggianti.
Soprattutto per quanto riguarda il gioco: da ormai quattro partite (Chievo, Parma, Modena in Coppa Italia, e Juventus) la squadra sembra aver perso freschezza e mentalità "zemaniana".
Le istruzioni del tecnico – rivelate dal boemo a fine gara – erano chiare: in fase di attacco il modulo da 4-4-2 si sarebbe dovuto trasformare in un 4-2-1-3. Ma la vera rivoluzione in campo non c'è stata. E la partita rimarrà nella memoria dei tifosi come quella dei "sei difensori".
Uno schieramento che ai supporter più anziani ha ricordato la squadra messa in campo dall'allenatore Luis Suarez (poi esonerato) in un lontanissimo Cagliari-Sampdoria del 1976. Con Roffi centrocampista anziché libero e il terzino Lamagni schierato con la maglia numero sette.
Si pensa anche al mercato per risalire la china. Zeman ieri ha difeso la sua rosa. "Per me va bene", ha detto. Ma la società sembra pronta a intervenire subito con due o tre rinforzi.