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Sogin ha consegnato oggi ad Ispra la proposta di Carta delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ad ospitare il Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico. Ispra ha due mesi di tempo per verificare la corretta applicazione dei Criteri da parte di Sogin e validare la Carta. Al termine, è previsto che entro un mese il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell'Ambiente comunichino il nulla osta affinché Sogin pubblichi la Cnapi. Lo si legge sul sito della Sogin. La pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare, spiega la Sogin, "apriranno una fase di consultazione pubblica e di condivisione, che culminerà in un Seminario Nazionale, dove saranno invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati".

E in Sardegna sale la tensione. “Il popolo sardo ha detto No”, dichiara Bustianu Cumpostu, segretario di Sardigna Natzione e leader del Comitato Si.Nonucle, “il 15-16 maggio 2011 tramite referendum istituzionale sul quesito “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti ?” ha deciso sovranamente che il territorio sardo è indisponibile non solo alle centrali nucleari ma anche allo stoccaggio di scorie radioattive. Solo i sardi”, aggiunge, “possono decidere sul loro territorio perché solo essi dovranno risponderne verso le generazioni future e non i dominatori di turno. Quelle scorie”, conclude, “non verranno smaltite in Sardegna, ci opporremo ad ogni costo, abbiamo il mandato del popolo sardo e da buoni patrioti lo porteremo a termine, ad ogni costo”.

Il Deposito Nazionale – un'infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi – consentirà la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi di rifiuti ad alta attività. La sua realizzazione consentirà di completare il decommissioning degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca.
Insieme al Deposito Nazionale sarà realizzato il Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile in accordo con il territorio interessato.
La collaborazione con enti di ricerca, università e operatori industriali, sia nazionali che esteri, permetterà al Parco Tecnologico di integrarsi con il sistema economico e di ricerca e di contribuire ad uno sviluppo sostenibile del territorio che lo vorrà ospitare.
Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, ricorda Sogin, il 60% deriverà dalle operazioni di smantellamento degli impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti anche in futuro.
Il trasferimento dei rifiuti radioattivi in un'unica struttura garantirà – assicura Sogin – sia la totale sicurezza per i cittadini e l'ambiente sia il rispetto delle direttive europee, allineando l'Italia ai Paesi che da tempo hanno in esercizio sul loro territorio depositi analoghi.