Le guardie del Corpo Forestale e gli esperti dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna stanno intensificando le indagini per dare un'identità al predatore che nelle scorse settimane avrebbe attaccato e ucciso alcuni animali da pascolo in Goceano.
Dai primi avvistamenti di fine gennaio, quando un cacciatore dichiarò di aver notato un grosso felino nero aggirarsi per le campagne tra Bultei e Nughedu San Nicolò, iniziano a diventare diverse le testimonianze di tracce rinvenute nelle aree da pascolo e i casi di mucche e pecore aggredite mortalmente.
Corpo Forestale e Istituto Zooprofilattico hanno posizionato alcune foto-trappole che consentono di fotografare anche al buio, azionandosi al passaggio di un animale nel raggio di ventri metri. I veterinari dell'istituto di via Duca degli Abruzzi hanno esaminato le ferite riscontrate su due pecore vive provenienti da due aziende che si trovano nell'area demaniale di Bultei. "Le lesioni sono differenti da quelle tipiche dei predatori comuni delle pecore, come cani, volpi, martore o cinghiali, ma al momento non possiamo escludere nessuna ipotesi", spiega Antonio Pintore, responsabile del settore Fauna selvatica dello Zooprofilattico.
Le orme ritrovate sul terreno sarebbero compatibili con quelle di un cane di grossa taglia e mostrerebbero la presenza di unghie, che nei felini al passo o di corsa sono retratte. Ma le ferite riscontrate sugli animali vivi e su quelli morti lasciano in piedi ogni ipotesi. Nei prossimi giorni saranno coinvolti anche i veterinari dell'Ispra, ai quali saranno inviati alcuni campioni di feci ritrovate nei boschi. L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, infatti, ha gli strumenti per l'esame genetico che stabilisce la specie animale che ha prodotto le tracce biologiche.
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