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"C'era prima l'idea di sequestrare la moglie di Alessandro Podda, ma dopo i sopralluoghi abbiamo visto che cambiava spesso orari e si è deciso di abbandonare. Cosi poi si è puntato sul marito, da sequestrare sotto casa", il pentito Gianfranco Batzella ha ricostruito davanti ai giudici della prima Sezione penale del Tribunale di Cagliari i preparativi del tentato sequestro all'imprenditore caseario Alessandro Podda, figlio di Ferruccio, fondatore dell'azienda Podda Formaggi di Sestu.
Presente in aula Niveo Batzella, imputato e zio di Gianfranco, che la Procura ritiene essere il capobanda, già condannato all'ergastolo in primo grado per l'assassinio del titolare di night club Gianluca Carta e sotto processo anche per un secondo omicidio. E' accusato di aver cercato di organizzare il sequestro di persona a scopo di estorsione dell'imprenditore, assieme alla sua presunta banda e con un basista, Efisio Mereu, dipendente del caseificio. Difeso dall'avvocato Riccardo Floris, Batzella è considerato dalla Procura il capo banda che negli anni avrebbe messo a segno anche rapine e altri gravi reati.
In abbreviato, invece, avevano scelto di essere giudicati il nipote Gianfranco Batzella (che ormai da tempo sta aiutando la Procura a ricostruire i tanti reati per i quali è sospettato lo zio e la sua banda) ed il presunto basista. Oggi davanti al collegio presieduto da Mauro Grandesso è comparso proprio il nipote Gianfranco, diventato grande accusatore. "L'ostaggio lo dovevamo prelevare io, Niveo e un altro complice che non mi è mai stato detto chi sia – ha proseguito Gianfranco – dovevano prelevarlo sotto casa, due per il prelievo e uno in macchina.
L'ostaggio doveva essere preso, bloccato e messo in un'auto spaziosa: una Fiat Multipla o un Doblò, ma avevamo una centralina per rubare qualsiasi tipo di auto".
Il pm Rossana Allieri poi ha chiesto sulle armi: "Avevamo due fucili e due pistole". Dove doveva essere custodito l'ostaggio e quanto dovesse durare il sequestro? "Un giorno solo, da tenere in una casa a Sestu, in via Cadorna – ha proseguito il nipote – ma avevo detto che solo io avrei dovuto conoscere il luogo perché non si ripetesse quanto accaduto con Carta. Anche quello doveva essere un sequestro-lampo, ma c'è scappato il morto".
La prossima udienza è stata fissata all'8 aprile.