"La Sanità Penitenziaria, a quattro mesi dal trasferimento dei detenuti a Cagliari-Uta, nell'area industriale di Macchiareddu, non è ancora in grado di dare adeguate risposte", lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme, sottolineando che "l'organizzazione del lavoro e l'assenza di alcune strumentazioni rendono particolarmente difficile assicurare costantemente il diritto alla salute dietro le sbarre".
"Nella nuova Casa Circondariale di Cagliari – osserva Caligaris – si presentano condizioni paradossali. Da un lato si sta provvedendo a dotare l'Istituto di una Tac (Tomografia assiale computerizzata), dall'altro mancano i telefoni e i computer per poter comunicare direttamente all'esterno e con i magistrati. Una situazione incredibile che ogni giorno mette a dura prova l'attività dei medici, sprovvisti perfino di carta intestata. L'aspetto più preoccupante tuttavia è l'assenza della strumentazione per gli esami radiologici. I detenuti, infatti, non vengono sottoposti alle schermografie indispensabili per scongiurare infezioni polmonari incipienti o in atto".
"Non si può del resto tacere – aggiunge Caligaris – sulle carenze nel Reparto femminile, dove non è stato previsto un centro clinico ma soltanto un'infermeria, e su un'organizzazione dove sono assenti gli operatori socio-sanitari, indispensabili per garantire il supporto ai detenuti ammalati. Ancora assente la figura del farmacista previsto dalle linee-guida regionali".
Notizie Uta, “Sanità penitenziaria inadeguata. Carenze anche nella sezione femminile”
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