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Cinquanta "fabbriche" che trasformano acqua in tutta la Sardegna, in totale 43 potabilizzatori e cinque dighe: devono lavorare una materia prima che arriva per l'85 per cento dagli invasi. Dalle sorgenti, in rapporto, pochissima roba. Sono i numeri di Abbanoa illustrati questa mattina dall'amministratore delegato Alessandro Ramazzotti durante la presentazione dell'iniziativa "Impianti aperti" organizzata in tandem con Legambiente.
L'unico cruccio la situazione della rete idrica. "Perdiamo più del 50 per cento dell'acqua – ha spiegato il manager – a causa delle critiche condizioni della rete che abbiamo ereditato. Ma il nostro obiettivo è quello di scendere sotto questo 50 per cento. E' un impegno quotidiano".
Abbanoa non è spaventata dalla possibile fuga dei 28 Comuni che vogliono gestire da soli la rete idrica. "Non dipende da noi ma dall'Ato – ha chiarito Ramazzotti – e ci atterremo a ciò che ci verrà consegnato. Ma non riteniamo che il problema principale sia quello di chi entra o chi esce da Abbanoa. La nostra sfida è quella a cui siamo chiamati dagli utenti: migliorare sempre di più i servizi con il cittadino. Presto si potrà pagare la bolletta con lo smartphone. E avremo rapporti con l'utenza anche su Twitter".
Altri numeri del gestore: 360 depuratori, 7000 chilometri di rete, 3000 lavoratori di cui 1400 diretti. In arrivo anche nuovi impianti a Torpè e in Ogliastra.