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Lo stop alla programmazione radiofonica regionale della Rai in Sardegna dal prossimo primo aprile rappresenta, secondo il Cdr della Tgr Sardegna, “una grave riduzione degli spazi fondamentali del servizio pubblico per la diffusione del patrimonio culturale e linguistico della nostra Regione, in collaborazione con le migliori risorse presenti nell’isola”.
Il Comitato di redazione della testata giornalistica regionale Rai della Sardegna in una comunicato esprime “forte preoccupazione e auspica un rapido superamento degli ostacoli che hanno portato all’annuncio della chiusura”. 

Firino. “La Regione interverrà per tempo affinché non ci sia alcuno stop nella programmazione radiofonica regionale della sede Rai Sardegna, annunciata, nell’eventualità che non si raggiunga un accordo sul rinnovo della convenzione, dal prossimo primo aprile”, lo afferma l’assessore regionale della Pubblica Istruzione e informazione, Claudia Firino, che non esita nel tranquillizzare giornalisti e utenti.
“Abbiamo discusso e trovato un accordo su alcuni dettagli, dunque firmeremo la convenzione in tempi brevissimi – dichiara la titolare della Giunta regionale -. La programmazione regionale della Rai rappresenta un esempio di diffusione culturale di alta qualità alla quale non intendiamo rinunciare”.
 

Lai, Pd. “Alla Regione si possono attribuire alcuni ritardi iniziali, dovuti in parte al complicato passaggio di consegne con la Giunta precedente, ma non certamente responsabilità sulla mancata firma della convenzione che da molti anni é stipulata con la Rai, e l’assessore Firino ha fatto benissimo a non firmare”. Così il senatore del Pd, Silvio Lai, interviene sulla polemica per i ritardi denunciati sulla firma della vecchia convenzione.
“Nel 2014 è stato firmato il nuovo contratto di servizio Rai, che grazie agli emendamenti dei senatori Pd, con Cucca, Angioni, Manconi e al sostegno del vicepresidente della commissione di vigilanza Rai, nonché al lavoro dell’allora caporedattore Rai Sardegna – prosegue lai – è stata modificata inserendo il sardo tra le lingue per le quali prevedere l’intervento di tutela del servizio pubblico. Così ha fatto il Friuli Venezia Giulia per il Friulano, dopo che negli anni scorsi questa possibilità era prevista solo per il tedesco in Trentino Alto Adige, il francese in Valle d’Aosta e lo Sloveno per lo stesso Friuli. Non si tratta di arrivare agli 11 milioni di euro all’anno da parte della presidenza del consiglio e ad una redazione di 60 giornalisti come a Bolzano ma il nuovo contratto apre una nuova stagione di opportunità anche lavorative e professionali che la Giunta non può farsi scippare”.
“Questo significa – prosegue l’esponente del Pd – che serve una convenzione di servizio regionale totalmente nuova, finanziata dallo Stato come prevede la legge, sottoscritta tra la Rai, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e la Regione.
Quest’ultima non stipula una convenzione a parte ma può decidere, se lo ritiene necessario, di integrare il finanziamento. In questo contesto la Regione si siede ad un tavolo tra pari e decide la programmazione che ha un tenore e un rango differenti da quello sinora avuto, anche un’organizzazione distinta e strutturata come avviene in altre regioni – conclude Lai -. Noi senatori dal canto nostro, chiederemo formalmente alla Presidenza del Consiglio di attivarsi per la nuova convenzione”.