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Una struttura più snella ed efficiente, con funzioni ampliate e costi ridotti di un terzo: a nove anni dalla sua istituzione la riforma di Area (Azienda regionale per l'edilizia abitativa), che d'ora in poi si chiamerà Ares, è stata approvata oggi dalla Giunta regionale su proposta dell'assessore dei Lavori Pubblici Paolo Maninchedda.
Il disegno di legge deve essere ora esaminato dal Consiglio regionale.
Fra le principali novità c'è l'abolizione del consiglio d'amministrazione, nel solco del referendum popolare del 2012.
Sarà dunque nominato un amministratore unico, pagato come un direttore generale e con diritto al premio stabilito attraverso parametri fissati dalla Giunta. Sarà poi istituito il Cres, il Comitato Regionale per l'edilizia sociale, costituito da nove amministratori locali scelti fra quelli già in carica nelle città dove l'incidenza delle case popolari sul patrimonio immobiliare è più alta: tre saranno scelti dalla Giunta, gli altri sei dal Consiglio.
Per la prima volta, dunque, è stata trovata una formula che consente la partecipazione degli enti locali a costi assolutamente contenuti: l'Amministratore Unico curerà la gestione, mentre gli amministratori locali definiranno le scelte programmatiche. Ci sarà un'unica direzione generale e saranno eliminati i distretti, eredità della vecchia Iacp, che saranno sostituiti da servizi territoriali.
Oltre a gestire il patrimonio immobiliare, l'Ares, se così deciderà anche il Consiglio, potrà occuparsi anche delle infrastrutture che la Regione sceglierà di includere nel proprio patrimonio, avviando così il percorso per l'eventuale gestione, a condizioni economiche verificate e sostenibili, del patrimonio infrastrutturale attualmente detenuto da articolazioni dell'Amministrazione statale. 

"Ancora una volta la Regione ci casca e, con un provvedimento silenzioso e nascosto nella Finanziaria, decide di aiutare chi sfonda le case pubbliche e le occupa. La sanatoria per chi ha occupato gli alloggi Area sino al 31 dicembre del 2014 è contenuta nel provvedimento economico finanziario di quest'anno". Lo denuncia il presidente del Consiglio delle Autonomie locali (Cal), Giuseppe Casti, secondo il quale serve "una discussione ampia ma soprattutto prese di posizione chiare".
"I condoni a pioggia che vengono normati con questo provvedimento creano problemi di non poco conto per chi da anni sta in graduatoria e attende l'assegnazione di una casa – speiga Casti – Non si vuole entrare nel merito dei problemi delle persone che, spinte da condizioni di disperazione, occupano un alloggio, però è doveroso rimarcare che in presenza di regole chiare queste si devono rispettare e non si possono, invece, modificare in corso d'opera".
Il presidente del Cal sottolinea che "con la sanatoria si risolvono alcune situazioni, quelle cioè di coloro che hanno occupato entro il 31 dicembre del 2014, ma si creano seri problemi a chi è in graduatoria da tempo. Con il risultato che si genera una sterile e inutile guerra tra poveri la cui gestione arriva poi ai sindaci". Da qui la richiesta urgente di un incontro con la Regione per arrivare "ad una maggiore chiarezza e concertazione con gli amministratori locali quando si devono affrontare tematiche delicate come queste. Non ê pensabile – conclude Casti – che si prosegua a seguire la strada del silenzio davanti alle istanze degli amministratori locali.
Anche perché maggiore è il numero di edifici pubblici in capo all'Area, maggiori sono i problemi per gli amministratori e gli stessi cittadini".