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La battaglia di Alcoa e Portovesme Srl per non restituire all'Italia quanto il Tribunale Ue ha definito 'aiuti di Stato', sotto forma di tariffa elettrica agevolata, finisce davanti alla Corte di giustizia europea. Tutte e due le aziende hanno presentato ricorso per una diatriba che interessa i loro impianti in Veneto e in Sardegna.
Le società chiedono alla Corte Ue di annullare le sentenza del Tribunale Ue dell'ottobre scorso che hanno confermato la decisione della Commissione europea, secondo cui le tariffe elettriche agevolate di cui hanno beneficiato costituiscono aiuti di Stato.
Le decisioni dell'esecutivo Ue, che risalgono al 19 novembre 2009 per Alcoa e al 23 febbraio 2011 per Portovesme e Eurallumina, prevedono che l'Italia proceda al recupero di questi aiuti, contrari alla normativa europea, presso i beneficiari.
Alcoa valuta in 295 milioni di euro l'importo da recuperare e che non sarebbe in grado di restituire senza ricorrere ad una procedura di insolvenza o alla liquidazione delle sue attività.
La somma corrisposta invece dalla Cassa conguaglio per il settore elettrico a Portovesme Srl – che produce metalli non ferrosi, fra cui zinco, argento e piombo con stabilimenti a Portoscuso e San Gavino – è di quasi 13 milioni.