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Un nuovo obiettivo, un altro traguardo da raggiungere combattendo contro la sofferenza, contro se stesso, contro il suo corpo e l'età per dimostrare che con la volontà e l'allenamento si può vincere qualsiasi sfida.
Non c'è ombra di timore o perplessità negli occhi di Roberto "Massiccione" Zanda, l'extreme runner cagliaritano di 58 anni conosciuto per aver partecipato alle più importanti ultramaratone del pianeta, dall'Oman all'Egitto, fino ad arrivare al deserto dell'Arizona, nel settembre scorso.
In quello sguardo c'è la luce di chi ha combattuto contro una vita difficile, disagiata, prima in un collegio e poi in un quartiere difficile di Cagliari come San Michele, ma c'è ancora la voglia di combattere e andare avanti contro tutto e contro tutti. "Non bisogna aspettare nessuno – sottolinea con un filo di emozione Zanda, istruttore di nuoto ed ex militare della Folgore – non bisogna avere paura di affrontare i rischi in qualsiasi campo, dallo studio, al lavoro, allo sport. Lo dico sempre ai giovani: cercate di mettervi davanti un traguardo da raggiungere, non state ad aspettare che arrivi qualche cosa, cercate di vivere la vita intensamente".
E "Massiccione" su quelli che agli altri possono sembrare insegnamenti, ha costruito la sua vita, il suo modo di essere.
La nuova sfida è l'ultramaratona "The Track", 522 chilometri a tappe nel deserto australiano che si terrà dal 6 al 17 maggio prossimo. "Sarà molto impegnativa – evidenzia Zanda – ci saranno top runner provenienti da dodici Paesi del mondo. Si svolge nel deserto australiano uno dei più pericolosi del pianeta, non solo per la fauna, ma anche per le elevate temperature". Una prova impegnativa in autosufficienza in cui Zanda dovrà fare i conti con la solitudine, come le tante altre ultramaratone a cui ha partecipato, come quella in Egitto nel 2008 quando rischiò di morire per una peritonite e fu salvato da un medico arabo che lo operò all'interno di una tenda da campeggio, ma anche con qualche problema fisico. A "Massiccione", infatti, è stata riscontrata una spina calcaneare, un problema al tallone che potrebbe creargli qualche fastidio, ma è pronto a sconfiggere anche questo grazie al contributo che gli è arrivato dallo sponsor e sostenitore Orthopedia, che dopo visite e prove ha creato per lui un plantare su misura per affrontare il duro deserto australiano.

L'ironman sardo si è preparato al meglio per la gara, con mesi di allenamenti e per la prima volta sta curando molto l'aspetto alimentare grazie all'aiuto di un nutrizionista. "Ho 58 anni ma non li sento – ha sottolineato – il mio obiettivo è quello di arrivare al traguardo, potendo sventolare ancora una volta la bandiera dei Quattro Mori della mia Sardegna, servirebbe a coronare la mia carriera che non è certo finita.
Correrò da solo come sempre, ma in realtà mentalmente non soffro la solitudine. Viaggio con la mente, navigo, penso gli amici, al futuro alle persone che mi vogliono bene e mi sostengono".