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«Sono senza lavoro, sola con tre figli e mi sono dovuta indebitare per la loro salute. Qui non ho speranze, vorrei tornare in Sardegna». Il grido d’aiuto arriva diretto dalla Tunisia: Zahira*, 33 anni, racconta con le lacrime agli occhi la sua estrema povertà nel sud del Mediterraneo e il suo sogno di tornare a Cagliari, dove ha vissuto il periodo più bello della sua vita.

Nel 2003 arriva nell’Isola e inizia a lavorare in un centro benessere di un villaggio turistico. Si mette di impegno, ha solo 21 anni: «Lavoravo bene, ho avuto anche un riconoscimento. Molte mie colleghe sono andate via dopo qualche mese, io sono rimasta per 15 mesi». Nel frattempo conosce tanti sardi e stringe amicizie. Alla scadenza del contratto di lavoro trova un impiego per altri 9 mesi: «Della Sardegna ricordo tutto, ad aprile 2003 la Polizia mi consegnò i documenti di soggiorno, erano molto gentili. Poi ho conosciuto un uomo marocchino, lavorava in una trattoria del centro storico di Cagliari, da quel momento è cambiato tutto».

Rimasta incinta Zahira partorisce la sua primogenita al San Giovanni di Dio nel 2007. Il compagno decide di trasferirsi in Veneto per cercare un lavoro migliore. Dopo qualche mese lei, rimasta in un appartamento di Pirri senza luce e acqua calda raggiunge il compagno e insieme decidono di sposarsi. Nel 2009 il primo litigio: «Sono scappata di casa e sono stata accolta in una comunità di suore, poi, non potendo rientrare da sola a Tunisi, ho deciso di tornare da lui. Abbiamo avuto il secondo figlio». I due si trasferiscono in Marocco, nel paese d’origine di lui: «Non conoscevo la sua famiglia, non mi permetteva di lavorare né di uscire di casa. Nel 2011 è nata la mia terza bambina. Mi sono fatta coraggio e da sola, con i miei tre bambini, sono rientrata in una città vicino a Tunisi, non volevo più stare lì in quel paese di montagna senza acqua e senza scuola».

«Qui però c’è molto pregiudizio sulla mia professione di massaggiatrice – spiega – non ho speranza di trovare lavoro. Mio figlio è diabetico, ha un’altra malattia cronica e ogni giorno deve fare due controlli in un ospedale che dista 28 km da casa. I miei amici sardi ogni tanto mi inviano qualche aiuto, ma ora non ho più soldi per dar da mangiare ai miei bambini. La più grande non ha ancora festeggiato nemmeno un compleanno, il secondo ha venduto i giocattoli che gli avevo regalato per comprarmi frutta e verdura, ora è andato dai vicini perché non ho nulla da dargli. La più piccola ha tre anni e vorrebbe andare all’asilo. Come faccio ad andare avanti così?».

Zahira non vuole perdere i suoi figli: «Qui se vuoi aiuto devi pagare. Ogni mattina non ho la forza di alzarmi perché ho paura che sia un giorno come un altro. Trovo la forza solo per i miei bambini e per cercare il modo di mettere insieme qualcosa da fargli mangiare». Ci ha contattato su Skype Zahira, e per raccontarci la sua storia si è indebitata con la vicina di casa che le ha prestato il denaro per poter pagare qualche minuto di connessione in un internet point: «Vi prego aiutatemi, se qualcuno ha un lavoro modesto da offrirmi io sono a disposizione, tornare in Sardegna con i miei bambini è il mio sogno».

 

Chiunque volesse mettersi in contatto con Zahira può contattare la redazione alla mail redazione@cagliaripad.it 

*Nome di fantasia scelto per proteggere Zahira dal giudizio della sua comunità