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I mesi trascorsi in Nepal hanno lasciato dentro di lui un segno indelebile, gli sguardi di quei bambini, di quegli uomini e quelle donne carichi della rassegnazione di chi ha vissuto sempre in povertà e che adesso ha perso tutto si sono impresse nella sua anima come una ferita che forse potrà essere curata solo tornando in quella terra devastata dal terremoto. E Carlo Murenu, 29 anni, fotografo e volontario cagliaritano, scampato insieme all'amico Marcello Fadda al sisma che ha seminato morte e distruzione in Nepal ha solo voglia di ripartire, di tornare in quei villaggi cancellati dalla furia della natura.

"Nonostante avessero perso tutto, avevano ancora la forza di guardarti e sorridere, ringraziandoti anche per quel poco che facevi – racconta Carlo all'ANSA poche ore dopo essere sceso dall'aereo che lo ha riportato a casa – quegli sguardi, quell'energia, l'unione che hanno dimostrato in un momento così difficile li porterò sempre con me, come porterò i sorrisi dei bambini che mi salutavano mentre lasciavamo i villaggi dopo aver consegnato generi di prima necessità e medicine". Immagini cariche di energia che nemmeno l'obiettivo di una macchina fotografica dalla quale Carlo non si separa mai, potrà immortalare. Carlo Murenu e Marcello Fadda, selezionati dall'associazione Tdm 2000 per un progetto di volontariato, si trovavano in Nepal già da sette mesi. "Vivevamo in una casa nel quartiere Naya Bazar a circa venti minuti da Thamel, la zona turistica. Il nostro – dice – era un quartiere popolare dove comunque abitavano famiglie benestanti per gli standard nepalesi, poco distante, infatti c'erano le baracche accanto al fiume Bagmathi". I volontari sardi si erano immersi nella realtà locale partecipando a due progetti, organizzati dall'associazione di volontariato Vcd Nepal, legati all'istruzione per i più piccoli con l'apertura di una biblioteca e poi con un progetto per diffondere la cura dell'ambiente e l'igiene. Avevano imparato a conoscere la gente del posto. La stessa gente che i due volontari hanno visto in lacrime mentre tentavano di salvare un familiare sepolto dai detriti di uno dei tanti tempi sgretolati.

"Ricordo il momento del terremoto – rievoca Carlo – alle 11.54 ora locale la palazzina a due piani in cui vivevamo ha iniziato a oscillare. Poi un boato, come un tuono in lontananza e il rumore di esplosioni. Passate le scosse con Marcello siamo corsi in terrazza e ci siamo accorti della devastazione. Intorno a noi molte case erano crollate e all'orizzonte si vedevano fumo e polvere". I volontari hanno assistito a tutte le prime fasi dei soccorsi. "In strada la situazione era irreale – confessa Carlo – detriti ovunque, gente che si accalcava vicino ai palazzi crollati, che scavava a mani nude nel tentativo di salvare le persone rimaste sotto le macerie". Anche Carlo e Marcello, nei giorni successivi al terremoto, hanno raggiunto alcuni villaggi periferici per consegnare generi di prima necessità. "Siamo andati con l'associazione Vcd Nepal in alcuni villaggi che nessuno aveva ancora raggiunto – racconta il volontario – alcuni di questi sono stati rasi al suolo".

Adesso Carlo pensa solo a quando tornerà in Nepal. "Con Tdm 2000 e tutti gli altri volontari – annuncia – stiamo organizzando una raccolta fondi, cercherò di vendere anche le mie foto e devolverò tutto il ricavato. Vogliamo portare personalmente il denaro in Nepal, vedere come viene utilizzato. Voglio tornare in in quella terra – insiste – per rivedere quelle persone che in 7 mesi non mi hanno trattato come un turista ma mi hanno accolto come uno di loro".