L'Assemblea nazionale del Partito dei Sardi ha respinto all'unanimità le dimissioni di Paolo Maninchedda dall'incarico di presidente presentate dopo la notifica dell'avviso di garanzia per lo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari della XIII legislatura.
Esprimendogli "piena e convinta fiducia", l'assemblea ha comunque accettato la sua richiesta di non ritirare le dimissioni, decidendo di lasciarlo alla guida del partito almeno fino alla celebrazione del Congresso, che si terrà nel 2016.
Per quanto riguarda le dimissioni dall'incarico di assessore regionale ai Lavori pubblici, Maninchedda si è richiamato al codice etico che il partito dei Sardi si è dato, spiegando che "nessuno può autocertificare la propria innocenza quando un organo dello Stato la mette in discussione" e che il presidente Pigliaru le ha respinte ritenendo che questa fosse la cosa più utile per la Sardegna in questo momento.
L'Assemblea ha anche approvato il percorso proposto dal segretario Franciscu Sedda per arrivare alla celebrazione del Congresso. Il tesseramento partirà l'1 giugno e si concluderà l'1 settembre. Mese nel quale si lavorerà fino a dicembre alla preparazione del Congresso e in particolare alla definizione di quelli che saranno gli organi del partito. Approvata anche la proposta di rilanciare l'azione di stimolo nei confronti della Giunta regionale su temi chiave per il futuro dell'isola, come l'Agenzia sarda delle entrate, la riforma della sanità e la riforma elettorale.







