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Sacchetti di terriccio fatti in Sardegna: un "substrato" innovativo ed eticamente garantito. Un cocktail fatto di materiali di scarto da potature di piante. Gli altri ingredienti? Residui ottenuti dalla lavorazione delle olive nei frantoi (sanse) e sottoprodotti ottenuti nel processo di caseificazione (scotta).
Risultato? Un prodotto sardo, tracciabile utilizzabile nella florovivaistica, ma anche per l'hobbystica. Tra l'altro trasformando un problema, quello dello smaltimento dei rifiuti, in una risorsa. Per ottenere questo risultato (presto i sacchetti potrebbero essere messi in commercio) si sono messi insieme Coldiretti, Lega delle cooperative e Università di Sassari con le cooperative Gemma sud Mediterranea, Sirbana alleanza natura, Amico verde e le aziende agricole Funtana Cana e Francesco Piras.
Il progetto è finanziato dalla Regione nell'ambito del Psr misura 124. L'esigenza? Trovare un'alternativa agli altri compost. "Puntiamo – ha spiegato Vittorio Cadau, Coldiretti Alghero durante il lancio del nuovo substrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa nella sede provinciale dell' associazione a Cagliari – a nuove forme di sviluppo in agricoltura".
Durante la sperimentazione sono stati utilizzati circa 10 mila litri di trinciato, 5000 litri di sansa e 2000 litri di scotta. Dal test sono nati anche otto posti di lavoro stabili.