Non era del sindaco di Capoterra il compito di far chiudere la SS 195 durante il tragico temporale, in un momento nel quale era difficilissimo anche spostarsi dal paese. Inoltre l'ex primo cittadino, Giorgio Marongiu, riuscì comunque a far sfollare alcuni quartieri ritenuti maggiormente a rischio. Sono le tesi dei consulenti della difesa nell'aula della prima Sezione del Tribunale di Cagliari dove si svolge il processo sull'alluvione che il 22 ottobre 2008 distrusse completamente alcune zone di Capoterra uccidendo quattro persone.
In quel giorno drammatico persero la vita Antonello Porcu e sua suocera, Licia Zucca, travolti dal Rio San Girolamo in piena; Anna Rita Lepori, trascinata in auto dall'onda dello stesso corso d'acqua ingrossato dalla furia degli eventi atmosferici, e Speranza Sollai, annegata in casa.
Nelle scorse udienze il consulente Pasquale Versace (esperto della Commissione Grandi rischi) aveva confermato che mai in 700 anni era capitato un evento climatico come quello che si è abbattuto su Capoterra nel 2008. Oggi, invece, gli esperti della difesa hanno ricostruito lo scenario nel quale furono costretti ad operare gli amministratori cittadini, in primo luogo l'ex sindaco Marongiu che figura tra gli imputati, durante i momenti difficili dell'emergenza. Oltre all'ex primo cittadino, alla sbarra ci sono il presidente della cooperativa Poggio dei Pini, Giovanni Calvisi, i capi del compartimento Anas Bruno Brunelletti e Giorgio Carboni, il funzionario della Protezione civile Sergio Carrus e i dirigenti del Genio civile Virgilio Sergio Cocciu, Gianbattista Novella e Antonio Deplano: tutti sono accusati a vario titolo di omicidio colposo e inondazione colposa.
Le prossime udienze sono fissate l'8 giugno e il 13 luglio.
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Alluvione Capoterra, difesa: “Sindaco fece il possibile”







