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La partita Pisa-Torres del 29 ottobre 2014, valevole per la Coppa Italia di Lega Pro e finita sotto la lente degli investigatori della Dda di Catanzaro per l'inchiesta sul calcioscommesse, fu una farsa e irritò molto il club toscano perché i sardi spedirono a giocare la Berretti e i nerazzurri ritennero il gesto poco rispettoso del pubblico pagante. La società nerazzurra non è minimamente coinvolta nell'inchiesta e sceglie la strada del silenzio. Ma il comportamento dei sardi non piacque affatto ai toscani, che liquidarono la pratica con un secco 4-0. La Torres mandò a giocare la formazione giovanile 'rinforzata' da un unico giocatore della prima squadra squalificato in campionato e che dunque avrebbe saltato l'impegno successivo. A Pisa non andò neppure l'allenatore Costantino, ma il suo secondo. Insomma uno 'schiaffo' per il mancato accordo tra i due club per disputare il match. Alla fine anche l'allora tecnico toscano Piero Braglia commentò con fastidio: "E' stata una partita che non ha avuto senso, meno male non ci sono stati infortuni". 

Il direttore sportivo dell'Aquila, Ercole Di Nicola, avrebbe avuto un ruolo anche nel campionato della Torres. Sarebbe stato lui a combinare il risultato della gara di Coppa Italia con il Pisa. Nelle oltre 1300 pagine del provvedimento di fermo emerge che con la collaborazione di Giuseppe Sampino, ex calciatore e oggi procuratore sportivo, Di Nicola sarebbe entrato in contatto con la dirigenza della Torres "riuscendo ad averne la disponibilità a vendere il risultato dell'incontro di Coppa Italia che la squadra sarda avrebbe disputato, di lì a pochi giorni, con il Pisa". Di Nicola avrebbe messo a frutto la frode "vendendo il risultato artefatto dell'incontro ad un gruppo di scommettitori stranieri (serbi e sloveni)" dietro il pagamento di 20mila euro.