Erano arrivati in Sardegna sabato scorso, sbarcati da una nave militare tedesca che li aveva soccorsi a largo delle coste libiche, ma loro nell'isola, e in Italia, dicono che non ci vogliono proprio stare e desiderano raggiungere altre nazioni europee. Da due giorni, così, un centinaio di migranti che facevano parte degli 880 arrivati a Cagliari la scorsa settimana protestano davanti all'ingresso delle dogane del porto.
Un gruppo silenzioso di uomini e donne che chiede di poter lasciare la Sardegna. Si sono seduti vicino all'ingresso dei cancelli di accesso alla banchina da cui partono i traghetti. Il primo giorno hanno dormito uno accanto all'altro in strada, ieri si sono divisi in due gruppi scegliendo come giacigli le panchine in piazza Matteotti, davanti al Municipio di Cagliari, per poi ricongiungersi in mattinata con gli altri immigrati. Non possono lasciare il territorio perché sono sprovvisti di documenti e rifiutano di farsi fotosegnalare per non incorrere nei limiti previsti dal regolamento di Dublino, che li legherebbe in qualche modo al luogo del riconoscimento e della conseguente richiesta di asilo.
Ma una quarantina di loro avantieri, e altrettanti ieri, sarebbero comunque riusciti a lasciare la Sardegna in nave, come sostiene il responsabile della Caritas Diocesana di Cagliari don Marco Lai, in prima fila nell'accoglienza e l'assistenza delle popolazioni in fuga dall'Africa. "Un atto umanitario – ha spiegato – per consentire loro di poter coltivare la speranza di un futuro migliore presso le comunità che li attendono magari in altri Paesi o presso familiari e amici". Molti dei migranti, infatti, hanno parenti in Germania, Francia o in altre nazioni europee e desiderano ricongiungersi con loro. Ieri la protesta si era estesa anche a Carbonia, nel Sulcis, dove circa una cinquantina di migranti si era presentata davanti alla sede del Commissariato ribadendo la volontà di voler lasciare l'isola.







