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Le vittime le selezionavano con cura, scegliendo tra persone con grave disagio sociale ed economico: padri di famiglia che avevano perso il lavoro, lavoratori precari, professionisti in difficoltà finanziaria, persone che venivano depredate di denaro contante, con tecniche che variavano ogni volta. Ad organizzare la truffa, a Sassari, un poliziotto di 45 anni, attualmente sospeso dal servizio per un'altra vicenda, e sua moglie di 42 anni. I due sono stati arrestati dagli agenti della Squadra mobile in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Antonello Spanu su richiesta del sostituto procuratore Carlo Scalas.
Marito e moglie, per cui sono stati disposti gli arresti domiciliari, secondo le accuse della Procura tra lo scorso anno e i primi mesi di quest'anno sarebbero riusciti a portare via alcune decine di migliaia di euro alle vittime ingannandoli e facendo credere di svolgere attività di intermediazione e di assistenza fiscale, tributaria e commerciale per i clienti.
La regia della truffa era affidata alla donna, mentre il poliziotto, nonostante fosse sospeso dal servizio, spalleggiava la coniuge e facendo leva sulla propria veste di appartenente alle forze dell'ordine intimidiva la vittima di turno sino a costringerla a pagare le somme di volta in volta richieste.
Le accuse sono di concorso in truffa aggravata dalle minacce e dal danno patrimoniale di rilevante gravità, ai danni di numerose persone. 

In alcune circostanze, i due facevano credere alla vittima di essere in grado, con l'intervento di personalità influenti, di poter procurare un immediato posto di lavoro, presso aziende commerciali operanti nel territorio, fingendo però che era necessaria la regolarizzazione della posizione contributiva pregressa, previo versamento volontario di oneri previdenziali, da eseguirsi con sistema telematico ed entro una scadenza prefissata ed improrogabile, pena l'esclusione dell'opportunità di lavoro offerta.
In altri casi la vittima veniva convinta dell'esistenza di consistenti pendenze con il fisco dovute ad errori o omesse denunce dei redditi e di essere a conoscenza dell'imminente avvio di azioni di recupero del credito (esecuzioni forzate, pignoramenti, sequestri, etc.) con grave rischio di danno patrimoniale, pericolo che avrebbero evitato con una fantomatica "lettera di perdono" accompagnata dal versamento volontario di una parte del presunto debito tributario.
In tutte le circostanze, mentre la donna si occupava di ricevere dalle vittime il denaro in contanti, predisporre finte pratiche di versamento con modelli F24, curare gli inesistenti contatti con associazioni di patronato ed enti impositori (Agenzia delle Entrate ed Equitalia) il marito, faceva leva sulla propria posizione di poliziotto. Alcune delle vittime sono state ingannate dai truffatori che avevano carpito la loro buona fede, tradendo la fiducia derivante da rapporti di amicizia e confidenza risalenti agli anni della gioventù.
Solo dopo alcuni mesi e per una casualità, alcuni malcapitati hanno scoperto che dei denari affidati alla donna, nessuna somma risultava essere mai stata versata all'erario, mentre, negli altri casi, le lamentate esposizioni debitorie erano assolutamente inesistenti.