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Potrebbe chiudersi con un accordo e la remissione della querela il processo che vede imputato a Bologna per interferenze illecite nella vita privata Giulio Caria, il muratore sardo condannato a 30 anni in primo grado per aver ucciso nel 2013 la compagna Silvia Caramazza e averne nascosto il corpo in un freezer. In questo processo Caria, in carcere a Pesaro e presente in aula, è accusato, in concorso con un collega di lavoro, di aver installato una videocamera nel bagno di due studentesse, a casa delle quali, sempre a Bologna, era andato a fare interventi per problemi idraulici. I fatti risalgono al 2011 e per l'accusa la telecamerina, nascosta in un barattolo e scoperta dalle ragazze che si rivolsero ai carabinieri, era collegata ad un telefono cellulare.
Caria è difeso dall'avvocato Savino Lupo, sostituito in udienza dall'avvocato Roberto Godi e dalla dottoressa Paola Del Buono, suoi collaboratori di studio. Le studentesse, persone offese, assistite dall'avvocato Vincenzo De Gaetano, che davanti al giudice Valentina Tecilla ha manifestato la volontà di chiudere la questione, proponendo una transazione risarcitoria per una cifra simbolica, di 150 euro ciascuna. "Credo che per la prossima udienza sicuramente si raggiungerà l'accordo", ha detto l'avvocato Lupo.