seconda-autopsia-conferma-letizia-uccisa-da-elica-yacht

Nessun elemento utile all'inchiesta che non fosse già emerso dal primo esame necroscopico. Questa l'indiscrezione filtrata sul secondo, rapido, esame compiuto sul corpicino di Letizia Trudu, la bimba di 11 anni morta la scorsa settimana a Santa Margherita di Pula, straziata dalle eliche di uno yacht da cui si era tuffata per tornare in spiaggia assieme al padre.
Ieri la bara della piccola è stata riaperta dal medico legale Roberto Demontis, su richiesta del sostituto procuratore del tribunale di Cagliari Alessandro Pili. Un esame rapidissimo per effettuare altri accertamenti e fugare alcuni dubbi che aveva sollevato la difesa di Maurizio Loi, l'ex campione di windsurf che si trovava al timone del Thor II, unico iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo.
"Non è ancora chiara la posizione della barca al momento della tragedia – spiega il difensore, avvocato Leonardo Filippi – né se le ferite siano state provocate dall'elica, dal timone o da un'altra parte dello yacht". Proprio questi dubbi, da fugare senza possibilità di errore, hanno convinto il magistrato titolare del fascicolo a richiedere i nuovi accertamenti sulle ferite mortali. Quanto emerso, stando alle indiscrezioni, non avrebbero cambiato il quadro degli elementi già raccolti dal medico legale: Letizia sarebbe stata colpita, risucchiata e ferita dalle eliche di poppa dello yacht.
La misurazione della profondità della lesione sul petto della bambina effettuata dal medico legale sarà messa a confronto con la dimensione delle eliche il 20 luglio, giorno in cui cominceranno gli esami tecnici dei consulenti della Procura e della difesa. Il magistrato ha affidato l'incarico all'ingegnere navale Marco Mureddu, il cui lavoro sarà seguito da Aniello Stinca (comandante di navi) e Francesco Paribello (medico legale), nominati dalla difesa, e dall'ingegner Salvatore Monaco per contro delle parti lese. Sessanta i giorni chieste dal consulente del pm per completare la perizia.