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E’ sfociata in un sit-in al cancello del Municipio di Cagliari la protesta di duecento profughi eritrei che dal 5 agosto scorso cercano di lasciare la Sardegna tentando di imbarcarsi nei traghetti per la penisola.

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I manifestanti urlano slogan in inglese reclamando il diritto a lasciare l'isola e raggiungere Roma o altre città italiane, probabilmente per proseguire il proprio viaggio in altri paesi europei.

Nei giorni scorsi solo alcune decine di loro, in regola con i documenti e dopo aver acquistato il biglietto, sono riusciti a raggiungere a salire sui traghetti. Gli altri, abbandonate le strutture di accoglienza straordinaria nelle altre province sarde, hanno raggiunto il porto e ogni giorno hanno cercato di imbarcarsi ma sono stati bloccati.

La situazione è sotto costante controllo da parte della polizia.
Al momento i migranti non possono lasciare l'isola per mancanza di posti sui traghetti, ma anche perché molti di loro sono senza soldi per comprare i biglietti e senza i documenti necessari.

Le reazioni 
Siap

"Preoccupa noi del Siap la totale noncuranza delle segnalazioni del sindacato, rispetto ai rischi reali che le proteste dei migranti comportano per l'ordine pubblico – evidenzia ancora Sannia – Le proteste, ultima quella attualmente in atto, devono essere gestite e monitorate dal personale in forza alla questura di Cagliari con oltre 200 unità in meno"."O il Ministero dell'Interno trasferisce sull'isola solo migranti che intendono permanere o inviano rinforzi agli organici per gestire i continui presidi ed occupazioni che oramai sono quotidiani. Non si può continuare a gestire le 'emergenze' contando solo sul sacrificio del personale". Lo sostiene Sebastiano Sannia, segretario regionale del sindacato di polizia Siap, intervenendo sulla questione migranti e in particolare sui profughi che negli ultimi giorni stazionano in piazza Matteotti a Cagliari, per poi spostarsi davanti ai cancelli degli ingressi dei traghetti, chiedendo di poter lasciare la Sardegna.

Orrù (Psd'Az) 
Quanto sta accadendo in queste ore a Cagliari,con decine di migranti che protestano perchè vogliono abbandonare l'isola, è il simbolo più evidente del fallimento delle politiche del governo Renzi sull'immigrazione". Lo denuncia il consigliere regionale del Psd'Az Marcello Orrù secondo il quale l'unica soluzione è fermare gli arrivi e rimpatriare subito i migranti.
"Qui non si tratta di essere favorevoli e meno all'accoglienza – argomenta l'esponente dell'opposizione – Piuttosto è doveroso opporsi apertamente ad una concezione ipocrita dell'accoglienza e al tentativo, evidentissimo, del governo di scaricare l'emergenza immigrazione sulla Sardegna in quanto Isola centrale nel Mediterraneo, poco popolata e molto estesa di superficie. In questo modo – ribadisce Orrù – si crea solo disordine e caos e si mina la sicurezza dei cittadini sardi così come la protesta di oggi a Cagliari dimostra".

Cappellacci (Fi)
Le scelte imposte da Renzi a Pigliaru fanno acqua da tutte le parti. E' illogico e ingiusto portare in Sardegna chi è diretto altrove e non vuole restare nella nostra isola". Così Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia, commenta le proteste di questi giorni a Cagliari, l'ultima oggi con il blocco del traffico in via Roma davanti al municipio da parte di 200 eritrei.

"E' sbagliato nei confronti dei migranti – argomenta l'esponente dell'opposizione – ed è altrettanto sbagliato nei confronti della Sardegna, che non può essere utilizzata dal Governo come zona cuscinetto o come muro d'Europa sul Mediterraneo. Mentre, dopo le passerelle dei mesi scorsi, Pigliaru e i suoi restano nascosti, le forze dell'ordine, i volontari e i sindaci sono lasciati soli a fronteggiare tensioni prevedibilissime nel momento in cui qualcuno a Roma ha deciso di interporre per la seconda volta il mare tra i migranti e la loro meta".

"Il presidente della Regione – attacca Cappellacci – ci risparmi i soliti comunicati sulla presunta macchina che ha funzionato alla perfezione e sulla massima attenzione che invece è una perenne distrazione. Altro che progettare hub o aumentare le quote destinate all'isola bisogna pretendere un confronto con il Governo per interrompere subito un meccanismo perverso che non fa altro che alimentare il circuito dei trafficanti di donne, uomini e bambini"