"Andrà in un luogo di cura, dove si occuperanno di lui psichiatri, psicologi, infermieri e tecnici di riabilitazione. Comunque mi sento di escludere il rischio che possa commettere altri reati, perché in casi simili le recidive sono rarissime". Così Beppe Dell'Acqua, docente di psichiatria sociale all'università di Trieste, patria di Franco Basaglia, commenta il trasferimento di Luigi Chiatti dal carcere a una Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).
"Smettiamola di chiamarlo 'mostro', è un luogo comune. I mostri sono nelle favole. Parliamo di una persona che non può più fare paura, vive una tragedia interiore devastante da 25 anni. Gli omicidi che ha compiuto sono la sua maledizione", aggiunge Dell'Acqua, che ha diretto per 17 anni il Dipartimento di salute mentale triestino e che per anni si è battuto per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg). La Rems in cui verrà ospitato Chiatti, vicino a Cagliari, è una delle decine di strutture che si stanno costruendo in tutte le regioni italiane per accogliere circa 500 persone provenienti dagli ex manicomi giudiziari, chiusi in base alla legge 81/2014.
Ma "abbiamo grande diversità da regione a regione, con situazioni come in Veneto dove non si è fatto nulla e i casi gravano sulle strutture di Reggio Emilia. O come in Lombardia, dove, a Castiglione delle Stiviere, come abbiamo denunciato con l'associazione Stop Opg, si cela il mantenimento sostanziale di una struttura simile a un manicomio". Secondo la legge queste strutture non sono luogo di detenzione, ma di cura, dove è presente solo personale sanitario, mentre la polizia penitenziaria, se richiesta, è al di fuori per controllare il perimetro esterno. A occuparsi di Chiatti saranno quindi psichiatri, psicologi, operatori sociali e sanitari. "Non credo che il personale abbia motivo di temere nulla, visto che è stato formato per gestire persone con problemi di salute mentale, anche gravi". Se i tre anni che Chiatti passerà nella Rems di Cagliari produrranno un miglioramento delle sue condizioni "è domanda a cui è difficile rispondere. E' comunque rarissimo che chi commette reati di gravità simile ricada in recidiva". Sulla pericolosità del pluriomicida lo psichiatra è netto "è inverosimile che possa nuocere ancora per via dell'allontanamento dai luoghi e dai contesti di origine, per le cure psichiatriche e farmacologiche cui è stato e sarà sottoposto e per l'attenzione particolare che si presterà al caso". C'è poi in queste situazioni, conclude Dell'Acqua, "il meccanismo della recovery, ovvero un'assunzione di consapevolezza che in genere matura nelle persone che commettono atti particolarmente violenti".
Uncategorized Chiatti, medici: “Recidiva rarissima, basta chiamarlo mostro”
Chiatti, medici: “Recidiva rarissima, basta chiamarlo mostro”







