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No a speculazioni politiche. E no anche alle "ruspe". Lo ribadisce nella propria pagina facebook Matteo Campulla il cameraman di Tcs aggredito due giorni fa assieme al giornalista Antonello Lai, durante la registrazione di un servizio nel campo nomadi abusivo sulla 554. Per Lai sei punti in fronte per Campulla un trauma discorsivo alla spalla. Il camaraman ringrazia tutti gli amici, i conoscenti e i colleghi per la solidarietà espressa in pubblico e in privato ma di rifiuta di ringraziare "le persone che si sono approfittate di questo evento di cronaca per i loro affari, ad iniziare da Noi con Salvini – Sardegna che giustifica la loro manifestazione ‪#‎stopimmigrazione ‪#‎primagliitaliani ) accomunando rom con migranti quando per la maggior parte i rom (che ora gli fanno comodo, grazie ad un fatto di cronaca e ad un intervista fatta il giorno prima) sono italiani. Non ringrazio neppure”, aggiunge, “gli altri personaggi della politica che si son fatti la campagna elettorale grazie a noi. Ovviamente la solidarietà, se sincera, l'accetto. Se il secondo fine però è così evidente…”
Né vendette o tantomeno ruspe, nonostante i sei punti in fronte per Lai e il trauma discorsivo alla spalla per Campulla. “L'intolleranza non vi porterà da nessuna parte”, prosegue, “e magari pensate a come vivono queste persone ai margini. Noi sicuramente abbiamo sbagliato ad avventurarci così alla leggera ma la stigmatizzazione di un intera comunità per questo fatto è un esagerazione. Noi siamo stati accolti da dei ragazzi, anche qualche minorenne, che sicuramente non l'ha presa bene, sia per qualche articolo precedente sul campo di cui noi non sapevamo nulla, sia per il fatto che magari siamo arrivati in un momento in cui non eravamo graditi per chissà quale fatto (lecito o illecito che sia). Sono cose che capitano purtroppo ma non bisogna prendersela con la comunità che certamente questi individui non rappresentano. Ripeto, poteva accadere in qualsiasi zona di Cagliari. Evitate”, conclude, “la stigmatizzazione della vicenda”.