Nessun traffico di droga con Graziano Mesina, ma solo contatti perché l'ex primula rossa del banditismo sardo doveva fare da intermediario per la vendita della sua azienda di Fluminimaggiore. A sostenerlo è l'imputato Gigino Milia, 66 anni di Fluminimaggiore, sentito oggi nell'aula della Seconda sezione penale del Tribunale penale di Cagliari dal pubblico ministero Gilberto Ganassi.
È ripreso col faccia a faccia tra Milia e Mesina il processo ai vertici della presunta banda guidata da Mesina, ritenuta responsabile di aver organizzato un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga e altri gravi reati. Graziano Mesina era presente in aula accanto agli avvocati Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier, mentre sul banco dei testimoni Milia, difeso dall'avv. Roberto Delogu, ha risposto a lungo alle contestazioni del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia che ha coordinato l'inchiesta sfociata il 10 giugno 2013 con 25 arrestati.
Il pm ha poi contestato una serie di chiamate tra Milia e l'avvocato Corrado Altea a cui, a distanza di pochi minuti, seguivano telefonate ad un'utenza intestata a dei cinesi ma utilizzata, secondo l'accusa, da un trafficante albanese.
Episodio non ricordato da Milia che, però ha ricostruito con compravendite di automobili alcuni rapporti con altri coimputati. Alla sbarra, oltre a Mesina, Altea e Milia ci sono anche Franco Pinna, Efisio Mura, Enrico Fois – conosciuto come Vinicio – e Luigi Atzori.
Già terminato con una sfilza di condanne, invece, il processo in abbreviato agli altri venti componenti della presunta banda.
Prossime udienze l'1 ottobre, il 15 ottobre, il 27 ottobre, il 26 novembre e il 10 dicembre.
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Gigino Milia faccia a faccia con Mesina







