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Comunità diocesana arborense ha espresso "viva preoccupazione per l'ipotizzata chiusura della Prefettura di Oristano, che sembra preludere a successivi ulteriori abbandoni di altre istituzioni statali nel nostro territorio". Allo stesso tempo la comunità diocesana "non può non condividere la forte mobilitazione delle autonomie locali e delle popolazioni per impedire l'arretramento dello Stato dai territori e la soppressione o lo spostamento di servizi essenziali per un regolare svolgimento della vita sociale della popolazione".
"Il territorio oristanese, già provato da una drammatica situazione occupazionale, da una economia che stenta a produrre benessere e assume i connotati di una vera emergenza sociale, non può non opporsi e condannare queste scelte operate nei confronti dei suoi abitanti, sempre più penalizzati e privati a più riprese dei fondamentali servizi che le istituzioni dello Stato devono rendere. L'esigenza della razionalizzazione della spesa pubblica – ha sottolineato la Diocesi – non può rendere lo Stato incurante del progressivo invecchiamento della nostra popolazione e delle carenze strutturali della nostra Isola.
L'ipotesi di accorpamento dei servizi con la prefettura di Nuoro è indice di poca e scarsa considerazione di una popolazione che soffrirebbe i maggiori disagi a motivo della assoluta carenza di trasporti pubblici adeguati e certamente la soluzione non può essere quella di trasformare i cittadini in esperti telematici per poter fruire dei servizi statali. In una provincia come quella di Oristano, con basso indice di criminalità, sopprimere uffici importanti come la Prefettura o ridimensionarne sensibilmente altri, comporta il rischio che si facciano avanti altri poteri. Non può che essere incoraggiato ogni sforzo possibile per scongiurare la soppressione di questi presidi".