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Solo gli ex consiglieri Salvatore Amadu (ex Pdl) e Oscar Cherchi (ex Pdl ora Fi), almeno per ora, hanno scelto di farsi interrogare in aula, mentre hanno scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee quasi tutti gli altri imputati del processo ai 14 consiglieri regionali del gruppo Misto accusati di peculato nell'ambito della prima indagine sui fondi ai Gruppi consiliari. All'inizio del processo erano 17, ma gli stralci hanno già chiuso alcune posizioni con due assoluzioni e alcune condanne. Prossima udienza il 14 dicembre, quando ci saranno anche gli interrogatori appunto di Amadu e Cherchi.
Oggi, in oltre sette ore di udienza, hanno rilasciato dichiarazioni spontanee l'ex presidente della Regione, Mario Floris (Uds), e gli ex consiglieri Maria Grazia Caligaris (Psi), Giuseppe Atzeri (Psd'Az), Pierangelo Masia (Psi), Raffaele Farigu (ex nuovo Psi), Raimondo Ibba (Psi) e Giommaria Uggias (Idv). "Una cosa deve essere chiara – ha detto Floris – i fondi dati ai Gruppi venivano assegnati per essere utilizzati liberamente per rispondere alle maggiori richieste dei cittadini. Non si dovevano presentare pezze giustificative".
L'ex presidente ha così ricostruito le norme che, dal 1957, hanno assegnato ai consiglieri regionali i fondi per le attività.
Davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Cagliari gli imputati si sono così difesi portando anche documenti su come hanno speso i soldi del Gruppo. Nel caso di Raimondo Ibba, ad esempio, sono emerse numerose collaborazioni con giornalisti che il consigliere regionale retribuiva regolarmente. L'ex consigliere Pierangelo Masia ha invece ribadito di non aver mai usato i soldi del Gruppo Misto per "necessità private", mentre Maria Grazia Caligaris si è detta totalmente estranea alle accuse di peculato. Molti, però, hanno confermato di non aver mai saputo che le spese andassero rendicontate.