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Talvolta gli assegni per le spese istituzionali, consegnati ai consiglieri regionali del gruppo Pdl non riportavano né la firma né l'importo. Praticamente erano degli assegni in bianco. È quanto sta emergendo dalla testimonianza-fiume di Alessandro Pusceddu, dipendente del gruppo PdL, durante il processo per peculato aggravato nei confronti dell'ex capogruppo del partito, Mario Diana, accusato di aver utilizzato circa 200 mila euro per spese non istituzionali. Finito in una delle inchieste della Procura di Cagliari sui presunti illeciti nell'utilizzo dei fondi ai gruppi (coinvolti una novantina di ex consiglieri della XIII e XIV legislatura), l'ex capogruppo era stato arrestato il 6 novembre 2013 e scarcerato a marzo 2014. "Negli assegni – ha detto il testimone, rispondendo alle domande del pm Marco Cocco – qualche volta mancavano firma e somma. Ma Diana non lo faceva con tutti i consiglieri". Il super-testimone ha riferito circa le tensioni dentro il gruppo tra Mario Diana e il consigliere Pietro Pittalis, poi successore alla guida del gruppo. Proprio su una delle accuse mosse a Diana, quella di aver comprato delle penne di lusso Montblanc per fare i regali ai consiglieri, Pusceddu ha raccontato che quando Pittalis ricevette il prestigioso dono chiese di rimandarlo indietro: "Che se la infili su per il c…', avrebbe commentato il beneficiario, uno dei pochi uscito totalmente indenne dall'inchiesta. E non solo: quando già gli investigatori della Procura, carabinieri e finanzieri, stavano indagando sulle spese dei gruppi e la bufera giudiziaria era già esplosa, il dipendente sarebbe stato attaccato da Carlo Sanjust (altro consigliere del Pdl, già condannato in primo grado a tre anni di carcere per aver speso 50 mila euro ed essersi pagato il banchetto di matrimonio). "Sei un pezzo di m… – ha riferito Pisceddu ai giudici – te la vai a cantare in Procura". Presente in aula, davanti al collegio presieduto da Claudio Gatti, Diana è difeso dagli avvocati Mariano e Massimo Delogu. Prossima udienza il 4 novembre.