Torna ad essere in primo piano la creazione della Asl unica in Sardegna, che andrebbe a sostituire le otto attuali. Potrebbe essere una scelta obbligata per la Regione, a causa delle normative nazionali che puntano ad un'unica gestione amministrativa e all'unica centrale di committenza regionale, ma la decisione politica non è stata ancora presa.
O meglio, il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, punta in questa direzione ma esistono molte resistenze anche all'interno del centrosinistra. Lo stesso assessore della Sanità Luigi Arru sembra non rinunciare a priori alla scelta di un'unica Asl: "invece di chiamarle Asl si potrebbero chiamare zone o distretti rinforzati. Il problema, semmai, è quello di efficientare le procedure di acquisizione dei servizi per migliorarli".
Nella conferenza regionale sulla riforma, questa mattina alla Fiera di Cagliari, l'assessore ha confermato però che la scelta non è stata ancora fatta. "Non abbiamo deciso – afferma – è una cosa che si deciderà in Giunta e che poi passerà in Consiglio, ma io non confonderei la parte amministrativa-gestionale, che può essere concentrata, con la parte di prossimità politica in cui si da voce e si ascolta il territorio. Si tratta di trovare la dimensione ottimale perchè le cose funzionino meglio".
Chi invece pare pensarci più seriamente è il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau. "L'intervento di rivisitazione delle Asl con la proposta avanzata di un'azienda sanitaria unica – osserva – deve essere considerata come una misura emergenziale che credo debba essere presa in considerazione con tutta la serietà che l'argomento richiede anche per mettere finalmente sotto controllo il nostro sistema sanitario".
Di Asl unica non ne parla ma il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, conferma che la riforma "coraggiosa e radicale" del sistema sanitario isolano passa da una "forte concentrazione dei servizi essenziali per arrivare ad avere standard unici e uniformi". Una legge di riforma delle Asl che potrebbe arrivare entro il 2015, prima della scadenza dei commissari delle aziende ospedaliere. Nei prossimi giorni, invece, sarà presentato il piano di rientro.
"Ci saranno momenti difficili soprattutto per noi che abbiamo l'onere di fare la proposta – ha spiegato il governatore dal palco della conferenza regionale incentrata sulla riforma – Sacrifici che dovremmo fare per spendere meglio i nostri soldi e offrire servizi migliori, perchè gli attuali sono al di sotto di quello che hanno altri cittadini italiani".
"Sappiamo in che direzione andare – ha chiarito Pigliaru – serve un sistema molto più efficace per stabilire standard uniformi. Oggi ci sono troppe Asl frazionate e ognuna fa di testa propria: nel sistema di reti non ci vogliono altri frazionamenti". Il presidente ha escluso l'esistenza di ragionamenti ragionieristici dietro questi obiettivi e ha ribadito che il punto focale è garantire servizi migliori.
"Dal 2008 al 2015 il costo di produzione è salito del 15,4% – ha sottolineato – il fondo sanitario è aumentato dell'8,2%, il Pil diminuito del 7% e l'incidenza della spesa sanitaria sul Pil stesso è pari al 10%. In questo momento gli sprechi tolgono risorse ad altri servizi e i tagli riguardano gli sprechi, perchè la qualità del servizio deve migliorare". Tra gli indicatori che potranno registrare performance migliori, quello del numero dei posti letto delle strutture complesse: oggi in Sardegna se ne contano 13, mentre in Italia si arriva a 17,5: "siamo sulla strada giusta perchè questa proposta ci porta a 15 posti letto", ha argomentato Pigliaru.







