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Stefano Sardara lascia la Dinamo. Il presidente di Sassari ha annunciato via Facebook che questa sarà la sua ultima stagione alla guida del Banco di Sardegna. La notizia ha agitato un ambiente sull'orlo di una crisi di nervi.

"A giugno lascerò a chi sarà più disponibile a fare solo scelte di cuore e non di ragione", spiega Sardara. Una dichiarazione che sa di sfogo, della reazione stizzita di chi non ha gradito i fischi che il pubblico del PalaSerradimigni ha dedicato ai propri giocatori sconfitti oggi da Trento.

La notizia che il presidente della Dinamo, Stefano Sarda, lascerà a fine stagione ha gettato scompiglio a Sassari e nell'ambiente cestistico italiano. Dopo la pesantissima sconfitta rimediata da Trento, il numero uno della società ha usato Facebook per l'annuncio a sorpresa. "A giugno lascerò a chi sarà più disponibile a fare solo scelte di cuore e non di ragione". Stefano Sardara è l'artefice del "miracolo" Dinamo.

Sei mesi fa la squadra di Sassari ha raggiunto l'apice con la vittoria in campionato alla fine di una stagione straordinaria, in cui ha vinto scudetto, Coppa Italia e Supercoppa italiana, senza contare l'esordio in Eurolega. Il presidente è il fulcro di un programma basato sull'ottima organizzazione societaria e sulla costruzione di un sistema di gestione ispirato ai modelli migliori al mondo, così da garantire la massima durata a un progetto tecnico ambiziosissimo. Nell'ultimo periodo tale processo di identificazione ha portato Sardara a personalizzare troppo le critiche di quell'ampia parte della piazza sassarese che non ha gradito l'esonero di Meo Sacchetti e ha contestato tempi e modi. Così oggi Sardara ha vissuto come un'offesa nei suoi confronti i fischi piovuti sui giocatori, oggettivamente protagonisti di una prestazione sconcertante sotto ogni aspetto.

"Una parte nutrita di pseudo tifosi aspettavano il passo falso, ora che è avvenuto si sfoghino pure", è il messaggio al vetriolo rivolto alle tribune del PalaSerradimigni. "Il problema era Sacchetti e la soluzione è Calvani? No, le scelte hanno radici molto più profonde e solo chi conosce i fatti li può giudicare", è la frase con cui Sardara conferma che la frattura con l'ambiente è maturata dopo la rinuncia Sacchetti.

"Non mi aspettavo che la squadra cambiasse in quattro partite – spiega – per quello serviva un mago e non un allenatore". Ma per Sardara "il tifo è una cosa diversa, questa giornata statuisce che buona parte dell'ambiente è legato a un modo diverso dal mio di gestire la società". Da qui la decisione. "Il mio progetto di vita non prevedeva e non prevede per necessità la presidenza della Dinamo, a giugno lascerò". Chissà se la favola di Sassari è già al capolinea.