La rabbia di dodicimila medici sardi: domani camici bianchi fermi dalle 8 alle 20. Per la prima volta i medici assieme i sindacati spiegano le ragioni dello sciopero e le contromisure utili alla sopravvivenza di un sistema sanitario equo, di qualità e alla portata di tutti i cittadini. Una risposta dura al Governo e alla Giunta regionale.
Combattono, si legge nel comunicato, per poter dare un’assistenza di qualità, equa e completa ai cittadini. Dagli ospedali agli ambulatori e sul territorio: la classe medica isolana evidenzia una lunga serie di promesse mancate. “Abbiamo pazientato dieci anni, ma ora la corda si è spezzata. Sono stati capaci di compattarci e ora siamo assieme per garantire la sopravvivenza del sistema” rimarca Raimondo Ibba, presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Cagliari. “Il sottofinanziamento del servizio sanitario nazionale è crescente e comandano i burocrati. Noi – spiega Luigi Mascia, chirurgo pediatrico e segretario regionale Cimo – vogliamo che l'organizzazione sanitaria permetta di dare assistenza di qualità ma loro vogliono quantità: stabiliscono ritmi e tempi, ci trattano come fossimo in una catena di montaggio. Ma così si spende anche di più, soprattutto perché viene a mancare il rapporto medico-paziente”.
Lo sciopero. Dalle 8 alle 20 di domani aderiscono allo sciopero con la completa astensione dalle prestazioni (eccettuate le urgenze) oltre dodicimila medici sardi.







