Condannato a un anno e otto mesi di carcere, con pena sospesa. Questa la sentenza pronunciata dal giudice del Tribunale, Francesco Alterio, nei confronti del tunisino di 56 anni che avrebbe costretto tre figlie ventenni a stare chiuse in casa, rispettando i precetti e le regole della propria religione, nonostante ormai da anni vivessero a Pula (Cagliari) e si sentissero simili alle loro coetanee sarde. Sostanzialmente accolta, nonostante due delle tre figlie abbiano ritirato le querele, la richiesta di condanna del pubblico ministero Alessandro Pili che aveva sollecitato una pena di due anni e quattro mesi. A difendere l'uomo, oltre all'avvocato Carlo Amat, c'era anche la moglie che aveva testimoniato a favore dell'operaio, dicendo che non era vero che picchiasse le figlie, ma che le ragazze non volessero studiare e si comportassero male in famiglia. Oggi, dopo una breve camera di consiglio, il giudice Alterio ha pronunciato la sentenza accogliendo buona parte dei principali capi d'imputazione, ma concedendo la condizionale. Il difensore Carlo Amat ha annunciato ricorso in Appello quando potrà leggere le motivazioni della sentenza che saranno depositate tra novanta giorni.







